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Il “killer del Golden State” si è dichiarato colpevole di 13 omicidi

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Joseph James DeAngelo, “il killer del Golden State”, è colpevole di 13 omicidi, rapine e 50 stupri ai danni di ragazze tra i 14 e i 41 anni.

killer del Golden State
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Dopo 40 anni è stato identificato il “killer del Golden State”: Joseph James DeAngelo era stato arrestato nel 2018 e, a distanza di due anni, si è dichiarato colpevole. L’uomo, oggi 74enne, per vent’anni ha terrorizzato la California tra omicidi, rapide e violenze sessuali.

“Killer del Golden State” dichiarato colpevole

Dopo anni di silenzio e l’arresto avvenuto nel 2018, Joseph James DeAngelo, noto dai più come “killer del Golden State”, ha deciso di parlare nell’ambito di un accordo con l’accusa. Così facendo, potrà evitare la pena di morte, la quale sarà sostituita da 11 ergastoli e nessuna possibilità di remissione della pena.

Il killer americano è un ex veterano della guerra in Vietnam ed ex agente della polizia.

Il 74enne si è presentato davanti ai giudici sulla sedia a rotelle e con indosso la tuta arancione. Si è dichiarato responsabile di 13 omicidi, ma l’accusa è ben peggiore. Dalle indagini, sarebbe lui il colpevole di un centinaio di brutali omicidi. Tra il 1975 e il 1986, inoltre, ha mostrato i suoi istinti più folli e brutali, violentando almeno 50 donne tra i 14 e i 41 anni. Agiva soprattutto nei pressi di Sacramento.

Entrava durante la notte nella casa delle sue vittime, a volte quando all’interno non c’era nessuno. Lì si nascondeva e si preparava prima di passare all’azione. Il Dna ritrovato sulla scena dei crimini lo ha incastrato.

L’udienza

DeAngelo è stato aiutato ad alzarsi quando il giudice è entrato nell’aula dove si è tenuta l’udienza, trasmessa anche via streaming. Si è trattato di una sala da ballo della Sacramento State University: in questo modo, è stato possibile garantire le misure di distanziamento, riducendo al minimo i rischi del contagio.

Lui, come i suoi avvocati e pubblici ministeri, ha indossato una visiera protettiva come dispositivo di protezione individuale.

I pubblici ministeri hanno preferito il patteggiamento e non andare a un processo con giuria anche per far fronte alle condizioni dettate dall’emergenza sanitaria.

Un processo con giuria, infatti, avrebbe comportato maggiori difficoltà nell’organizzazione. Anche i tempi sarebbero stati più lunghi, soprattutto in un periodo delicato come quello affrontato dagli Usa a causa dell’allarme Covid-19. Molte delle vittime sono ormai anziane e rischiavano di non essere più in vita quando sarebbe arrivata la sentenza: per questo motivo, i procuratori hanno scelto il patteggiamento.

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.


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Asia Angaroni

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.

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