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Esplosione Beirut, i dubbi sulla nave che portò il nitrato d’ammonio

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Il nitrato d'ammonio che ha provocato l'esplosione nel porto di Beirut era giunto sette anni prima a bordo della nave MV Rhosus, mai più ripartita.

A quasi una settimana dalla devastante esplosione avvenuta nel porto di Beirut lo scorso 4 agosto emergono nuovi importanti dettagli sul carico di nitrato d’ammonio che secondo la versione ufficiale avrebbe provocato la tragedia. La nave MV Rhosus, che trasportò la sostanza chimica nel porto cittadino sette anni fa, non era infatti mai più ripartita dopo la sosta nella capitale libanese, avvenuta per effettuare delle riparazioni.

Nel frattempo, le autorità avevano sequestrato l’intera imbarcazione per ragioni ancora sconosciute, trasferendo il nitrato d’ammonio in un magazzino adiacente soltanto nel 2015.

Eplosione di Beirut, i dubbi sulla nave

La MV Rhosus partì dal porto di Batumi, in Georgia, il 23 settembre del 2013, con un carico di 2.750 tonnellate di nitrato d’ammonio che doveva essere consegnato a Biera, in Mozambico. La nave però non giungerà mai nello stato africano, essendo stata costretta ad attraccare in Libano qualche giorno dopo per dei gravi danni allo scafo occorsi durante la traversata dal Mar Nero al Mar Mediterraneo. Giunta nel porto libanese, la nave è stata successivamente sequestrata per ragioni ancora poco chiare e il suo carico trasferito nel 2015 in un magazzino adiacente dov’è però stato dimenticato per i sette anni successivi, fimo alla drammatica esplosione di qualche giorno fa.

Di proprietà di un uomo d’affari russo, durante la navigazione la MV Rhosus batteva la bandiera della Moldavia, stato europeo senza sbocco sul mare. Una condizione non insolita per un’imbarcazione, come conferma Nicola Mulinaris di Shipbreaking Platform: “Al giorno d’oggi, circa il 75% della flotta mondiale naviga sotto la bandiera di un paese diverso da quello di proprietà effettiva della nave”. Attualmente infatti, la maggior parte delle navi nel mondo viaggia sotto bandiere fornite da piccoli paesi come Panama, Isole Marshall, Liberia, Comore, St Kitts e Nevis o per l’appunto la Moldavia: “I registri navali di questi paesi offrono agli armatori aliquote fiscali basse, un basso livello di burocrazia e alti livelli di segretezza finanziaria”.

I mancati controlli

L’estrema libertà nella registrazione delle navi, permessa dall’Organizzazione marittima internazionale fin dal 1958, non esclude tuttavia l’esistenza di rigide procedure di controllo sulle imbarcazioni disposte dal Memorandum di Parigi del 1982, a seguito del quale i 27 paesi firmatari hanno il compito di ispezionare natanti in tutti i continenti. In base al rispetto delle legislazioni marittime accertate durante le ispezioni effettuate viene inoltre stilato un elenco delle bandiere sotto cui batte una nave, diviso in tre gruppi.

I paesi con bandiera bianca sono quelli che seguono il memorandum alla lettera; i paesi contrassegnati dalla bandiera grigia potrebbero fare di meglio, ma rispettano gran parte delle disposizioni del memorandum, mentre 13 paesi in tutto il mondo, inclusa la Moldavia, sono contrassegnati da bandiere nere per il loro scarso rispetto delle normative internazionali: “Sulla base di rilevamenti e ispezioni, nel 2020 la Moldavia è tra le peggiori bandiere del mondo perché non ha garanzie sufficienti che la legislazione venga rispettata”. La MVRhosus rimasta a Beirut potrebbe pertanto essere uno dei numerosi esempi di imbarcazione costretta a non ripartire a seguito del mancato rispetto del memorandum di Parigi, anche se rimangono ancora molti dubbi sul perché la nave sia stata fatta partire dalla Georgia.

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.


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Jacopo Bongini

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.

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