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Fiducia alla Camera sul decreto sicurezza: cosa cambierà con il correttivo

Fiducia alla Camera sul decreto sicurezza: cosa cambierà con il correttivo

La maggioranza converte il dl sicurezza con la fiducia alla Camera e promette un correttivo venerdì: al centro il contributo da 615 euro e i rilievi del Quirinale

La Camera ha dato il via libera alla fiducia sul decreto sicurezza con un risultato netto: 203 sì, 117 no e 3 astenuti. Dopo giorni di tensione per la norma che introduce un incentivo economico agli avvocati chiamati a seguire le pratiche di rimpatrio volontario assistito, la maggioranza ha deciso di blindare il testo originario e procedere con il passaggio parlamentare, rimandando a un nuovo intervento correttivo che sarà approvato contestualmente alla conversione in legge.

L’attenzione tecnica in queste ore è concentrata sulle coperture finanziarie: il contributo previsto è di 615 euro per procedimento e la platea dei beneficiari è stata ampliata, includendo oltre agli avvocati anche altri mediatori e associazioni che partecipano alle procedure. La norma prevede che il contributo sia erogato anche se la pratica di rimpatrio non dovesse concludersi positivamente, elemento che fa lievitare in modo prevedibile i costi e solleva interrogativi sulla sostenibilità economica dell’intervento.

Il correttivo e il ruolo del Quirinale

Il governo spiega che il correttivo nasce dalle osservazioni del Quirinale e che sarà costruito nel rispetto dei rilievi pervenuti: il ministro dell’Interno ha sottolineato come si tenga in massima considerazione il ruolo del Colle nel perfezionare la norma. Il Capo dello Stato attende i due testi sui quali esprimersi entro sabato, mentre l’esecutivo ha fissato la riunione del Consiglio dei ministri nella sala del governo a Montecitorio nella tarda mattinata di venerdì, quando si prevede anche il voto finale per la conversione del decreto.

Le modifiche attese all’articolo sui rimpatri

Tra le ipotesi che circolano, il correttivo dovrebbe chiarire le condizioni di erogazione del contributo e la natura dei soggetti che possono beneficiarne; un possibile intervento tecnico è prevedere l’erogazione del compenso a chi segue le pratiche indipendentemente dall’esito del rimpatrio. Questo approccio, pur semplificando l’erogazione, rischia di aumentare la spesa pubblica e perciò è al centro dell’analisi della Ragioneria dello Stato, che valuterà le coperture con rigore, come ha ricordato il ministro dell’Economia.

Reazioni politiche: accuse e difese

Le opposizioni hanno contestato duramente la misura: la leader del principale partito di centrosinistra ha bollato il provvedimento come un decreto propaganda e ha denunciato un «clamoroso pasticcio istituzionale» perché si procede prima all’approvazione e poi si promette una correzione. L’ex premier e altri esponenti dell’opposizione hanno invece messo in luce profili di possibile illegittimità costituzionale, parlando di norme che potrebbero configurare forme di patrocinio infedele o addirittura di corruzione se non rimodulate.

La linea del centrodestra

La maggioranza replica sostenendo che non vi sia alcuno scandalo: il contributo sarebbe un riconoscimento del lavoro svolto da chi assiste i migranti nelle procedure di rimpatrio. Esponenti della coalizione hanno parlato di una semplice parificazione rispetto al gratuito patrocinio offerto a chi impugna provvedimenti per restare nel Paese, mentre Forza Italia si è mostrata più cauta, annunciando che valuterà nel merito il testo correttivo. Nel frattempo, l’emiciclo è stato teatro di scontri e occupazioni da parte dei deputati di centrosinistra, e l’Aula si prepara a giorni intensi prima del voto finale.

Implicazioni pratiche e prospettive contabili

Sul piano pratico rimangono aperte questioni operative: i tecnici lavorano a definire le coperture e a stimare l’impatto economico dell’allargamento dei beneficiari, mentre il ministero dell’Economia mantiene toni cauti sulla valutazione della Ragioneria. Dal punto di vista istituzionale, il governo punta a risolvere il contrasto con il Quirinale tramite il decreto correttivo, evitando un emendamento in extremis che, secondo la Presidenza del Consiglio, avrebbe messo a rischio i tempi di conversione, considerata la scadenza del provvedimento fissata al 25 aprile a mezzanotte. Resta quindi aperto il confronto politico e tecnico fino al voto definitivo.