La Camera ha approvato la questione di fiducia sul decreto sicurezza con 203 voti favorevoli, 117 contrari e 3 astenuti, mettendo così al sicuro il testo nella sua versione originaria in vista della conversione in legge. Subito dopo il voto il governo ha confermato l’intenzione di intervenire con un nuovo atto normativo per correggere specifici punti segnalati dal Quirinale, in particolare l’articolo che introduce un contributo economico per chi assiste le pratiche di rimpatrio.
Il calendario prevede che il Consiglio dei ministri si riunisca nella mattinata di venerdì 24 aprile a Montecitorio per adottare il decreto correttivo che accompagnerà la conversione.
Nella discussione politica le posizioni restano nette: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha difeso l’impianto del provvedimento spiegando che il correttivo recepirà le osservazioni tecniche per renderlo coerente con il quadro costituzionale, mentre il centrosinistra ha parlato di un “pasticcio istituzionale” che costringe il Parlamento a votare una norma per poi correggerla subito dopo.
Il Capo dello Stato seguirà i testi e li valuterà “entro sabato”, secondo quanto riferito da fonti parlamentari, prima di decidere sulla firma per la promulgazione.
Il nodo del contributo e gli effetti pratici
Al centro della polemica c’è l’articolo noto come 30-bis, che prevede un contributo di 615 euro «ad esito della partenza dello straniero», esteso oltre agli avvocati anche ad altri mediatori e associazioni che assistono nelle procedure.
Il governo intende trasformare la norma affinché il contributo non sia riferito esclusivamente agli avvocati, superando così le riserve del Quirinale. Va sottolineato che il contributo sarebbe comunque erogato anche in caso di esito negativo della pratica: una scelta che ha aumentato le perplessità su opportunità e controllo delle coperture finanziarie.
Le risorse stanziate e il limite numerico
Secondo il parere della Commissione Bilancio le risorse previste sono limitate: 246.000 euro per il 2026 e 492.000 euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028. Questi importi garantirebbero, secondo i calcoli tecnici, circa 400 indennizzi nel 2026 e 800 nel 2027, cioè un aumento modesto rispetto ai rimpatri volontari assistiti registrati nel 2026. In termini pratici la misura finanzierebbe al massimo 1.200 rimpatri nell’arco di un anno e mezzo, confermando che l’impatto numerico della norma è contenuto rispetto agli obiettivi annunciati dal governo.
Reazioni politiche e questioni costituzionali
Lo scontro politico è stato acceso: la segretaria del Pd Elly Schlein ha definito il decreto «propaganda sulla sicurezza», rimarcando che la correzione immediata dimostra l’intervento necessario del Quirinale; dall’altra parte la premier Giorgia Meloni ha difeso la norma come atto di buon senso, sostenendo che riconoscere un rimborso a chi assiste nei rimpatri è coerente con la logica del gratuito patrocinio riconosciuto in sede giudiziaria. Più dura l’accusa di Giuseppe Conte, che in Aula ha parlato di rischi per la responsabilità penale degli avvocati, evocando ipotesi di “patrocinio infedele” e “corruzione” se la norma non fosse elaborata con le tutele adeguate.
Occupazione dell’emiciclo e iter parlamentare
In Aula i deputati di centrosinistra hanno occupato i banchi del governo e hanno presentato 145 ordini del giorno che dovranno essere esaminati prima del voto finale. Il governo ha respinto le richieste di rinvio e le pregiudiziali di costituzionalità, scegliendo la strada della fiducia per accelerare l’iter. Se il testo otterrà il via definitivo, la legge dovrà essere firmata dal Presidente della Repubblica e pubblicata in Gazzetta Ufficiale; la scadenza per la conversione resta quella del 25 aprile, oltre la quale il decreto perderebbe efficacia.
Bilanci e dubbi operativi
Gli osservatori tecnici sottolineano che il contributo di 615 euro è parametrato alle «prime esigenze» del soggetto rimpatriato e potrebbe non rispecchiare le spese effettive sostenute dagli assistenti. La Commissione ha chiesto chiarimenti sulla quantificazione del compenso e sulla distribuzione temporale dei rimpatri, avvertendo che le risorse previste potrebbero non bastare se l’intensità delle procedure dovesse aumentare nella seconda metà dell’anno. Nel confronto si pone quindi la questione non solo politica ma anche di efficacia e sostenibilità finanziaria della misura.
Il percorso resta incerto: la maggioranza ha blindato il provvedimento con il voto di fiducia, ma il governo ha già pianificato un secondo intervento normativo per modificare l’articolo contestato e rispondere alle osservazioni del Quirinale. Tra consultazioni tecniche, polemiche politiche e verifiche contabili, la legge approderà al traguardo solo dopo l’esame degli ordini del giorno in Aula e la firma finale per la promulgazione.