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Fifa in crisi: il premier canadese attacca Infantino dopo i Mondiali 2026

Fifa in crisi: il premier canadese attacca Infantino dopo i Mondiali 2026

All'indomani dei Mondiali 2026, il premier canadese Mark Carney critica aspramente Gianni Infantino, mettendo in dubbio la sua capacità di guidare la Fifa.

All’indomani dei Mondiali del 2026, co-organizzati da Ottawa, il mondo del calcio è scosso da una nuova polemica. Al centro della tempesta, il presidente della Fifa, Gianni Infantino, che si trova a dover fronteggiare le critiche del premier canadese Mark Carney. Le dichiarazioni di Carney, pronunciate il 5 agosto 2026 a Toronto, hanno acceso i riflettori su presunte mancanze gestionali e decisioni discutibili all’interno dell’organizzazione calcistica.

La tensione è salita alle stelle quando Carney ha affermato di non avere più fiducia in Infantino, alla luce di quanto emerso riguardo a un piano, poi accantonato, di aprire i Mondiali agli investimenti privati. Un progetto che, secondo Carney, non è stato adeguatamente discusso con il gruppo dirigente della Fifa, un comportamento che definisce fatale per il mandato di Infantino.

Le critiche di Carney: gestione discutibile e mancanza di trasparenza

Mark Carney non ha usato mezzi termini nel criticare la gestione di Gianni Infantino. “Non è così che si gestisce un’azienda, nemmeno una piccola” ha dichiarato, sottolineando come la presunta mancata condivisione del piano con il gruppo dirigente della Fifa sia un segnale allarmante.

Le sue parole riflettono un malcontento più ampio, che va oltre i confini del Canada e coinvolge l’intera comunità calcistica.

La polemica si inserisce in un contesto già complesso per la Fifa, che deve fare i conti con pressioni crescenti per una maggiore trasparenza e accountability. Le dichiarazioni di Carney, infatti, non sono isolate. Anche altri esponenti del mondo del calcio hanno espresso dubbi sulla capacità di Infantino di guidare l’organizzazione in modo efficace e trasparente.

La polemica sulla finale del Mondiale 2030 in Marocco

Intanto, un’altra questione sta alimentando le polemiche: la presunta promessa di Infantino di assegnare la finale del Mondiale 2030 a Casablanca, in cambio di sostegno. Un portavoce della Fifa ha smentito categoricamente queste affermazioni, definendole false e fuorvianti. Tuttavia, il quotidiano Times di Londra ha riportato che Infantino starebbe cercando di convincere alcuni paesi a rilasciare dichiarazioni di appoggio per la scelta di Casablanca come sede della finale.

La pressione su Infantino è in aumento, con voci che chiedono le sue dimissioni. La situazione è resa ancora più delicata dal fatto che il Marocco è uno dei paesi candidati ad ospitare il Mondiale 2030, insieme a Spagna e Portogallo. La decisione finale spetterà alla Fifa, ma le recenti polemiche potrebbero influenzare il processo decisionale.

Le reazioni internazionali

Le critiche a Infantino non provengono solo dal Canada. Anche Javier Tebas, presidente della Liga spagnola, ha attaccato duramente il presidente della Fifa, affermando che non è all’altezza di guidare il calcio mondiale. Le sue parole si aggiungono a un coro di voci che chiedono un cambiamento alla guida della Fifa.

In questo scenario, la figura di Gianni Infantino appare sempre più isolata. Le sue decisioni, spesso controverse, stanno mettendo a dura prova la credibilità dell’organizzazione. La sfida per Infantino è ora quella di riconquistare la fiducia di governi, federazioni e tifosi, dimostrando di essere in grado di guidare la Fifa con trasparenza e competenza.

La situazione è in continua evoluzione, e le prossime settimane saranno cruciali per capire se Infantino riuscirà a superare questa crisi o se sarà costretto a fare un passo indietro. Una cosa è certa: il mondo del calcio è in attesa di risposte chiare e concrete.

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