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Confindustria, il Bonomi-pensiero a Porta a Porta

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Il numero uno di Confindustria in un'intervista a Porta a Porta: "Positive le aperture di Conte sul tema delle infrastrutture"

CARLO BONOMI PRESIDENTE ASSOLOMBARDA

“Apprezziamo le intenzioni del Governo ma non il metodo perché quando non ha ascoltato il mondo delle imprese – come per la Cig-Covid e per il Dl Liquidità – i risultati sono stati ben visibili. Inoltre, episodi come quello della responsabilità attribuita agli imprenditori per eventuali contagi in azienda evidenziano un sentimento anti-imprese che da tempo stiamo denunciando”.

Lo ha affermato il Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta. “Valutiamo positivamente le aperture del presidente Conte sul tema infrastrutture, su cui avevamo chiesto da tempo un intervento. Ora speriamo che dalle parole si passi ai fatti, perché negli ultimi 10 anni abbiamo assistito a 72 interventi sullo sblocco delle infrastrutture senza che sia cambiato nulla. Auspichiamo che questa volta sia la volta buona e che si possa procedere sul modello Genova.

Confindustria non è né maggioranza né opposizione, si occupa di temi economici e di industria, che riguardano l’intero Paese. Dobbiamo disegnare il futuro dell’Italia ma ancora non sento nessuno che abbia il piacere di sedersi a un tavolo per confrontarsi. Il mondo sta cambiando, dobbiamo cambiare tutti e anche i sindacati possono pensare di cominciare a farlo. Sul tema dei contratti, è importante affrontare tre punti: 1) il nodo della produttività, un problema che ci trasciniamo da 25 anni su cui dobbiamo lavorare.

2) i rinnovi dei contratti sulla base dell’indice IPCA che, con l’inflazione ai livelli attuali, penalizzerebbero le buste paga dei lavoratori. In questa partita il Governo dovrebbe essere arbitro, nel momento in cui indossa la giacca del giocatore significa che sta sbagliando la sua funzione. Per il momento quindi auspico che l’esecutivo rimanga arbitro, poi saranno le parti sociali a confrontarsi con intelligenza nell’interesse dell’Italia. 3) il rispetto dei patti.

Il riferimento è al Patto della Fabbrica, perché sono disposto a firmare impegni con chi poi li rispetta. Sul tema debiti PA, il decreto prevede un intervento di 12 miliardi. Devo riconoscere che il Ministro Patuanelli, che aveva preso un impegno in questo senso, è intervenuto con quelle che erano le disponibilità. Ora mi auguro che queste risorse arrivino presto alle imprese perchè Asl, Comuni, Regioni, prima di procedere, dovranno prima confrontarsi con Cassa Depositi e Prestiti.

Sempre in tema di liquidità, il Governo dovrà impegnare più risorse da destinare alla cassa integrazione per l’emergenza Covid e semplificare la normativa. Finora l’hanno anticipata le imprese e l’hanno fatto volentieri ma non è possibile drenare ulteriore liquidità a un sistema imprenditoriale già in affanno. E poi è ora di guardare al futuro, non possiamo pensare solo a interventi tampone, perchè le risorse non sono infinite e, quando le avremo bruciate, se le imprese non saranno ritornate sui mercati, non ci sarà il motore che spinge.

Quindi dobbiamo avere una visione al futuro e una vera ossessione per la crescita del Paese.

Le banche si stanno comportando da imprese ma in questo momento dobbiamo evitare una contrapposizione con il mondo bancario e agire sui problemi che rallentano l’arrivo dei finanziamenti al sistema imprenditoriale. Il tema è chiaro ed è quello dello scudo: non è pensabile che un amministratore di banca, per ogni concessione di finanziamento, rischi un avviso di garanzia. È ovvio che questo blocca tutto. Inoltre, per accedere a un finanziamento, occorre esibire 19 documenti, tra cui quello relativo alla presentazione di un business plan che copra tutta la durata del prestito (sei anni). E’ assurdo perché noi non sappiamo neanche cosa succederà domani mattina, come possiamo sapere cosa accadrà tra sei anni?

Riguardo la presenza dello Stato nel capitale delle imprese, ho sempre dichiarato che lo Stato non deve essere gestore. È ovvio che in un momento di emergenza particolare come questo tutti gli Stati intervengono per sostenere le loro industrie più importanti. Infatti la Germania è entrata nel capitale di Lufthansa con il 25%, ma non nella gestione della compagnia aerea. L’errore che lo Stato italiano ha commesso per decenni è quello di voler gestire, perché non ha né le competenze né la capacità per farlo. Quindi ben vengano gli interventi statali nelle aziende strategiche italiane, senza che però lo Stato ne diventi gestore.

Sul finanziamento a Fca, il tema è complesso. Così com’è previsto, viene destinato ai siti italiani, che hanno sede legale in Italia. Peraltro, essendo superiore al miliardo e mezzo, la discrezionalità delle condizioni con cui viene erogato compete alla politica, dunque sta al Governo decidere le modalità attraverso cui erogare questo finanziamento. Inoltre, per la prima volta si parla di filiera, quindi il prestito arriverebbe a tutta la catena automotive. Per questo mi aspetterei che nelle condizioni che pone il Governo ci sia un controllo molto rigoroso affinché queste risorse arrivino davvero alla filiera. Nel caso specifico, tra l’altro, non stiamo parlando di un paradiso fiscale, ma di Olanda, un Paese membro della Comunità europea. Se l’Olanda riesce a fornire alle imprese delle condizioni di attrattività e dare comunque dei servizi ottimi ai suoi cittadini, dobbiamo chiederci perché non riusciamo a farlo anche noi in Italia.

Serve poi un grande piano di investimenti. È questa la nostra idea sui 100 miliardi del Recovery Fund. Capisco che in questo momento così difficile, che nessun Paese occidentale era preparato ad affrontare, abbiamo dovuto fare degli interventi di emergenza, ma si tratta di risorse che vengono bruciate velocemente. I fondi del Recovery fund devono essere destinati a un grande piano di investimenti pubblici, al quale se ne deve affiancare uno di investimenti privati. Pubblico e privato devono ragionare insieme perché solo in questo modo si creano le condizioni per la crescita e lo sviluppo. Queste peraltro sono le fondamenta per disegnare un grande piano di rientro del debito pubblico italiano, un fardello che ci rende molto fragili sui mercati.

Quanto alle azioni di contrasto all’evasione fiscale, si tratta di una questione di correttezza e di etica. Credo che non possa essere tollerato alcun margine di errore. Noi dobbiamo combattere questo fenomeno, senza però andare a recuperare base imponibile dai soliti noti. Vorrei vedere una battaglia forte contro chi è sconosciuto al fisco o contro chi non si vuole colpire. Per fare un esempio: si è parlato della battaglia al caporalato, che è giusta ma sono vent’anni che ne sento parlare. Sappiamo però chi sono i proprietari di quei terreni? Non dovrebbero essere persone sconosciute, quindi è questo il motivo per cui non vedo una reale volontà di agire.

È necessario compiere delle scelte per il futuro, per i nostri figli, per il Paese. Prima di tutto concentriamo le risorse, che non sono infinite, sui capitoli che garantiscano il futuro. I Governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno operato una distribuzione a pioggia di contributi con il solo fine del dividendo elettorale. Se osserviamo quello che è stato speso dagli ultimi 4 o 5 Governi, ci accorgiamo che si tratta di una cifra iperbolica, che però non ha prodotto quell’aumento di Pil potenziale di cui il Paese ha estremamente bisogno. E’ arrivata l’ora di fare scelte importanti”, ha aggiunto Bonomi.

Più che un semplice giornale, un vero strumento al servizio delle imprese. Una “piattaforma” di informazione specialistica che, nella doppia versione cartacea e digitale, indaga a fondo “l’economia che cambia” per raccontarla alla classe dirigente, ai manager, agli startupper, a chi vuol fare impresa.


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