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M5S contro la nomina dell’ex ministro Padoan a presidente di Unicredit

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Per i pentastellati è stato "protagonista di tutti i più rilevanti passaggi che hanno coinvolto, negli anni scorsi, le banche italiane in difficoltà"

PIERCARLO PADOAN DEPUTATO

“La nomina a presidente di Unicredit di Pier Carlo Padoan ci sembra a tutti gli effetti inopportuna, vista la carica istituzionale di massimo livello che ha ricoperto in passato e il ruolo che riveste tuttora, da deputato della Repubblica. Sul punto presenteremo a stretto giro un’interrogazione scritta al governo, anche per impegnarlo a prendere quanto prima provvedimenti normativi per evitare che situazioni di questo genere possano ripetersi in futuro.

Il contrasto alle cosiddette “porte girevoli” tra politica e mondo finanziario è una battaglia storica del MoVimento 5 Stelle e si intreccia con il tema più generale del conflitto di interessi, sul quale ci stiamo muovendo in sede parlamentare attraverso una proposta di legge unificata in corso di esame”. Lo hanno scritto in una nota congiunta i deputati M5S della commissione Finanze. Pier Carlo Padoan, già ministro dell’economia con i governi Renzi e Gentiloni e, ancora prima, capo economista dell’Ocse, era stato designato dal consiglio d’amministrazione di Unicredit come presidente e aveva confermato l’intenzione di dimettersi non appena formalizzata la nomina.

Anche i senatori M5S delle Commissioni bilancio e finanze di Palazzo Madama hanno affermato: “La designazione alla presidenza di Unicredit dell’ex ministro dell’economia e attuale deputato del Pd, Pier Carlo Padoan, già cooptato nel Consiglio di amministrazione della banca, pone una macroscopica questione di inopportunità. Padoan, nella veste di ministro, è stato protagonista di tutti i più rilevanti passaggi che hanno coinvolto, negli anni scorsi, le banche italiane in difficoltà.

Il passaggio di Padoan al mondo del credito, inoltre, ripropone con urgenza il tema delle ‘revolving doors’ tra Mef e banche, che vanta troppi precedenti come Grilli, Saccomanni, Siniscalco, Draghi e chi più ne ha più ne metta. Un modello, purtroppo, che non ha mai smesso di creare rischi di opacità. Peraltro veniamo dal periodo 2011-2019 durante il quale lo Stato ha pagato l’incredibile cifra di 45 miliardi di euro in termini di oneri sui contratti derivati firmati con le stesse banche protagoniste delle porte girevoli con il ministero.

Nello stesso periodo, sempre su contratti derivati, la Germania ha pagato 4,4 miliardi, la Francia 159 milioni, mentre Portogallo, Irlanda e Paesi Bassi hanno addirittura guadagnato. Riteniamo pertanto che si debba intervenire per fermare definitivamente questo modello di ‘revolving doors’ tra Mef e istituti di credito. Tema che si collega a quello di una vera legge sul conflitto d’interessi che grazie al MoVimento 5 Stelle è in corso di esame alla Camera” concludono i pentastellati.

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