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Fiorello lancia l'allarme sui palinsesti: serve sperimentazione oltre Rai e Mediaset

Fiorello lancia l'allarme sui palinsesti: serve sperimentazione oltre Rai e Mediaset

Fiorello mette sotto accusa i palinsesti tradizionali, evoca il grande varietà e spinge Rai e Mediaset a rischiare per recuperare un senso di rito collettivo

Negli interventi al Salone del Libro di Torino lo showman Fiorello ha rilanciato una critica netta nei confronti di Rai e Mediaset: secondo il conduttore i palinsesti si assomigliano da decenni e la tv generalista fatica a inventare. L’osservazione parte da un fatto evidente, quello della riproposizione seriale di format consolidati, e si intreccia con il rimpianto per il tempo in cui il varietà aveva identità precisa e capacità di rischiare.

Tra battute e osservazioni più taglienti, Fiorello ha toccato temi che vanno dal ruolo del servizio pubblico alla frammentazione dell’audience, fino alla spettacolarizzazione della cronaca. Le sue rimostranze non sono solo nostalgia: contengono anche una proposta implicita, quella di tornare a sperimentare per ritrovare un rito collettivo in grado di attrarre platee più ampie.

L’accusa: palinsesti che si ripetono

Al centro della critica c’è il ricorso continuo a format ormai consolidati: titoli come Ballando con le stelle, Amici e Tale e quale show sono stati citati come esempi di una programmazione che si rinnova poco. Fiorello sostiene che il calendario televisivo sembri un copia-e-incolla di anno in anno e che, di conseguenza, la creatività editoriale venga sacrificata sul fronte della sicurezza commerciale.

Questo comportamento non è neutro: amplifica la sensazione di stagnazione e riduce lo spazio per proposte nuove e sperimentali.

Perché si continua a replicare

La logica dietro la ripetizione è semplice e pragmatica: i format che funzionano portano ascolti e sponsorizzazioni, dunque vengono replicati. Ma, come sottolinea Fiorello, questo modello crea un cortocircuito creativo. Se il sistema privilegia il consolidato, gli autori e i produttori perdono l’incoraggiamento a rischiare. Il risultato è una tv più rumorosa e meno curata, dove spesso la scelta ricade su spettacoli che puntano all’impatto immediato più che alla progettazione di lungo periodo.

Il ricordo del grande varietà e la perdita del rito

Fiorello ha richiamato la memoria della Rai dei grandi varietà, citando figure come Renzo Arbore, Piero Chiambretti, Mina e Raffaella Carrà. Quegli spettacoli, secondo lo showman, si distinguevano per attenzione al dettaglio e per la volontà di sperimentare formati e tempi diversi, compresa la seconda serata. Il paragone mette in luce il cambiamento di priorità: allora si investiva su progetti potenzialmente innovativi, oggi prevale invece la logica del rendimento immediato.

Come è cambiato il pubblico

Una componente cruciale della trasformazione è la frammentazione dell’audience. Fiorello evidenzia che non esiste più lo stesso appuntamento collettivo di una volta: la molteplicità di canali e piattaforme e la velocità dei social rendono più difficile trattenere l’attenzione su monologhi lunghi o su strutture narrative estese. La conseguenza è che la televisione ha dovuto ridefinire i propri tempi e linguaggi, spesso adattandosi a dinamiche che premiano la brevità e lo scossone emotivo.

Morbo dello scandalo e responsabilità editoriale

Un altro punto sollevato riguarda la spettacolarizzazione della cronaca: casi di cronaca nera e gossip vengono spesso sovraesposti perché attirano traffico e discussione. Fiorello condanna questa deriva, osservando che la brama di sensazioni forti spinge alcune trasmissioni a enfatizzare il morboso. Per il conduttore, il mestiere della tv dovrebbe mantenere un equilibrio tra informazione, intrattenimento e rispetto per le persone coinvolte.

La posizione personale di Fiorello

Nonostante le critiche, Fiorello non si limita a lanciare invettive: racconta anche i tentativi personali di variare il proprio percorso, citando esperienze in orari non convenzionali e progetti meno tradizionali. Dice di voler evitare di fossilizzarsi sui successi passati e di continuare a cercare soluzioni diverse. Questa postura lo colloca tra gli artisti che criticano il sistema ma restano disponibili a contribuire con idee e progetti concreti.

In sintesi, il suo intervento non vuole essere una semplice litania nostalgica: è un richiamo alla responsabilità degli editori e dei dirigenti a favore della sperimentazione. Fiorello chiede alla televisione di ripensare i propri criteri, promuovendo formati che possano riconquistare il pubblico senza rinunciare alla qualità e al coraggio creativo.