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Omicidio Meredith Kercher, Raffaele Sollecito a Belve Crime: "Ho avuto paura di impazzire"

Raffaele Sollecito Belve

Meredith Kercher e il ritorno in TV di Raffaele Sollecito a Belve Crime: tra memoria giudiziaria, controversie e giudizio dell’opinione pubblica.

Il caso dell’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia nel 2007, resta uno dei fatti di cronaca nera più discussi e controversi degli ultimi decenni in Italia. Tra processi, assoluzioni e un forte impatto mediatico internazionale, la vicenda ha continuato a generare dibattito anche dopo la conclusione giudiziaria. In questo contesto, Raffaele Sollecito è tornato a raccontare la sua versione dei fatti in tv a Belve, riaprendo il confronto pubblico su una storia che, per molti, non ha mai smesso di far discutere.

Raffaele Sollecito torna in tv a Belve Crime: il processo per l’omicidio di Meredith Kercher

Dopo anni di assenza dalle interviste televisive, Raffaele Sollecito torna al centro della scena pubblica scegliendo lo studio di Belve Crime, programma di Rai 2 condotto da Francesca Fagnani. Nell’intervista ripercorre una delle vicende giudiziarie più complesse e mediaticamente esposte della cronaca italiana recente: il caso legato all’omicidio di Meredith Kercher.

La vicenda nasce a Perugia, dove la studentessa britannica Meredith Kercher, in Italia per un programma di studio, viene trovata senza vita il 2 novembre 2007 nell’appartamento che condivideva con altre ragazze.

L’indagine si concentra sin da subito su Amanda Knox e su Raffaele Sollecito, all’epoca fidanzati. Dopo un percorso giudiziario lungo e segnato da condanne, appelli e ribaltamenti, la Corte di Cassazione ha infine assolto entrambi nel 2015, mentre l’unico responsabile riconosciuto è Rudy Guede, già detenuto per una pena di 16 anni.

Raffaele Sollecito a Belve: “La rottura con Amanda Knox mi ha fatto soffrire”

Nonostante l’assoluzione definitiva, Sollecito racconta a Belve di non essersi mai liberato del sospetto sociale. “Sette italiani su dieci pensano ancora che io sia colpevole“, afferma, insistendo sulla persistenza di un giudizio pubblico che, a suo dire, supera le sentenze. In un altro passaggio ribadisce: “Il 70 per cento crede che io sia colpevole“. Una percezione che, secondo lui, continua a incidere anche sulla sua carriera: “Ci sono state aziende che mi hanno stracciato il contratto dopo avermelo fatto firmare appena hanno scoperto la vicenda che mi riguardava“. Oggi vive tra Berlino e la Puglia, cercando una stabilità professionale come ingegnere informatico.

Uno dei nuclei più intensi dell’intervista riguarda i primi momenti dell’indagine e gli interrogatori avvenuti in Questura. Sollecito si sofferma su alcuni passaggi dei verbali contestati, tra cui la frase attribuitagli: “vi ho riferito nel precedente verbale un sacco di cazzate perché Amanda mi aveva convinto della sua versione dei fatti“. L’ex studente respinge con decisione la ricostruzione: “Quella frase non la dico io. Mi dissero: ti conviene firmarla perché ti può aiutare“.

Nel suo racconto emergono anche dettagli sulle ore trascorse negli uffici di polizia, che descrive come particolarmente dure. “Ero lì per dare chiarimenti, non ero nemmeno indagato. Mi hanno messo la luce in faccia e uno dei poliziotti mi ha detto: se ti alzi da questa sedia ti riempio di botte e ti lascio in un lago di sangue“. Un clima che, secondo la sua versione, avrebbe contribuito a condizionare le prime dichiarazioni e a rafforzare i sospetti iniziali.

Nel corso dell’intervista si torna anche su uno degli elementi simbolici del caso: la fotografia del bacio tra lui e Amanda Knox. “È stata una manipolazione“, sostiene Sollecito, spiegando: “Volevo solo tranquillizzare Amanda“. Il rapporto tra i due, già logorato dalle indagini, si interrompe definitivamente durante la detenzione: “Le scrissi una lettera dal carcere e lì trovai il muro. Ci ho sofferto“.

Ampio spazio viene dedicato anche al periodo di isolamento in carcere, vissuto come uno dei più difficili dal punto di vista psicologico. “Ho avuto paura di impazzire“, confessa, descrivendo una condizione di forte disorientamento e una percezione alterata della realtà durante la detenzione preventiva.

La puntata di Belve Crime, prodotto da Rai in collaborazione con Fremantle, andrà in onda su Rai 2 il 19 maggio alle 21 e riporta così al centro del dibattito uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi decenni.

 

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