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Funerali di Ornella Vanoni, il ricordo dei nipoti: un legame che supera l’ultimo saluto

funerali Ornella Vanoni

Funerali di Ornella Vanoni: l’emozionante saluto dei nipoti, tra memorie intime, sorrisi condivisi e un legame che resta vivo.

Nel giorno dei funerali di Ornella Vanoni, Milano si è trasformata in un luogo di memoria collettiva, dove l’ammirazione per l’artista e l’affetto per la donna si sono intrecciati in un ultimo abbraccio pubblico. Tra musica, ricordi e commozione, la città ha restituito il ritratto di una figura amata per la sua voce inconfondibile, la sua ironia e quella fragilità che lei stessa aveva sempre trasformato in arte.

L’ultimo saluto di Milano a Ornella Vanoni

Milano ha accompagnato Ornella Vanoni nel suo viaggio finale con un omaggio solenne ma intriso di calore, in una chiesa di San Marco gremita di amici, colleghi, autorità e volti della cultura italiana. Tra i banchi, figure del mondo istituzionale e musicale – dal ministro Bernini al sindaco Sala, da Iva Zanicchi a Mara Maionchi – hanno condiviso un dolore composto, testimoniato dall’applauso che ha accolto il feretro ornato di fiori gialli, il suo colore prediletto.

L’atmosfera si è fatta ancora più intensa quando Paolo Fresu, esaudendo un desiderio della stessa Vanoni, ha intonato L’appuntamento e un frammento di Senza fine, avanzando lentamente lungo la navata. L’omelia di don Luigi Garbini ha poi delineato un ritratto intimo, mettendo in luce quella “fragilità mediata dallo strumento della sua voce” che, secondo il sacerdote, era la sorgente autentica della sua arte e della sua umanità, una condizione che definiva come “luogo dello spirito” da cui nasceva la sua creatività.

Funerali di Ornella Vanoni: lo struggente messaggio di addio dei nipoti

Accanto alla figura pubblica, la cerimonia ha svelato la Vanoni privata, raccontata soprattutto dalla voce dei nipoti Camilla e Matteo, che l’hanno celebrata come una presenza affettuosa, spiritosa e sorprendentemente moderna.

Dalla nostalgia della nipote – “Ha lasciato tanto vuoto, ma anche tanta ricchezza” – ai racconti vivaci di Matteo, emerge una personalità libera e disarmante, capace di alternare telefonate piene d’amore a messaggi in segreteria con “quattro o cinque voci diverse”.

Nonna era il tipo di persona che mi chiamava ogni giorno per chiedermi come stessi, e a volte rispondeva ai miei messaggi un secondo dopo che avevo già risposto io. Era quella che minacciava di diseredarmi quando fallivo un esame all’università, che mi chiedeva cosa avessi fatto prima e di ‘Tic Tic Toc’ (TikTok, ndr)”.

La sua ironia, la leggerezza, la curiosità con cui guardava il mondo fino agli ultimi anni, hanno lasciato un segno indelebile nei suoi affetti più stretti: una donna che, pur consapevole delle sue fragilità, affrontava la vita con stile, dolcezza e una vitalità che i suoi cari ricordano come un invito a “essere un po’ artisti anche nella vita“.

Te ne sei andata senza dirmi nulla. Così, all’improvviso. Ogni tanto mi dicevi: ‘Amore, prima o poi dovrò morire, lo sai, vero?’. Ma io, io non ti ho mai creduto davvero. Oggi siamo tutti qui per te, e sono più orgoglioso che mai di come l’essere tua nipote mi abbia definita come persona, di come averti nel mio mondo mi abbia aiutata a scrivere il mio ruolo in questa tragicommedia che è la vita. In questi giorni ho passato ore a riscoprire il tuo percorso attraverso foto, video, canzoni, articoli e testimonianze dei tuoi colleghi”, ha sottolineato il nipote.

Secondo il nipote, proprio senza quello sguardo fa fatica a immaginare il domani, nel bene e nel male. Afferma che proverà comunque a dare sempre il massimo per le persone che ama, perché è ciò che la nonna ha apprezzato di più di lui.

Ciao nonna. Ti voglio bene e mi manchi, ha concluso.

Un addio che, per un momento, ha messo da parte la leggenda per restituire tutta la forza semplice e luminosa della “nonna meravigliosa” che era.