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Giappone, giornalista 31enne muore per il troppo lavoro

In Giappone una giornalista di un’emittente pubblica, Miwa Sado, 31 anni, è morta d’infarto per essere stata sottoposta a ben 159 ore straordinarie sul lavoro: il problema del karoshi.

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L’episodio

Si tiene la testa fra le mani

In Giappone una giornalista 31enne di nome Miwa Sado, che lavorava per la TV pubblica Nippon Hōsō Kyōkai (NHK), è morta d’infarto dopo essere stata sottoposta a ben 159 ore di straordinario sul lavoro, concedendosi soltanto due giorni di riposo. C’è un nome in Giappone per questo tipo di morte, perché quello di Miwa non è affatto il primo caso: il termine è karoshi, “decesso per troppe ore di lavoro”. La giovane giornalista si è spenta nel luglio 2013, ma il canale televisivo per cui lavorava ha deciso di non divulgare la notizia fino ad ora per rispetto alla famiglia della collega.

Chi era

Anche se era ancora giovane, Miwa era molto stimata nelle sua professione. Quando è morta, aveva appena seguito le elezioni dell’assemblea metropolitana di Tokyo e quelle della Camera alta. Ma tre giorni dopo il rinnovo di quest’ultima, Miwa non ha retto allo stress accumulato in quei giorni ed è morta. I medici hanno detto chiaramente che il motivo è stato quello. Sentito sulla scomparsa della 31enne, Masahiko Yamaguchi, caporedattore politico di NHK, ha osservato che quanto è accaduto “è un problema per la nostra organizzazione nel suo complesso, incluso il sistema di lavoro e come le elezioni sono coperte”.

I genitori di Miwa non possono ancora accettare la morte della figlia: sperano solo che “il dolore di una famiglia distrutta non vada sprecato”.

Numero allarmante

Secondo il governo nipponico, negli ultimi 18 mesi sono stati almeno 2 mila i lavoratori giapponesi che si sono suicidati a causa del karoshi: tra loro Matsuri Takahashi, 24 anni, impiegata della Dentsu Inc., la più grande società pubblicitaria del Giappone e la quinta nel mondo.

Era un'impiegata

La giovane faceva una media mensile di 100 ore di straordinario – quando quelle consentite dalla legge locale sono di 80, che ovviamente è già un numero notevole –, finchè non ha resistito più, anche perché si sentiva mortificata sul lavoro, e si è lanciata da una finestra della società dove lavorava – e dormiva – il giorno di Natale del 2015. Per la sua morte, nel gennaio dello scorso anno è stato costretto a dimettersi il presidente della Dentsu Inc, Tadashi Ishii, 65 anni, nei confronti del quale è stata aperta un’inchiesta. Oltre ai suicidi, altre persone in Giappone sono morte per attacchi di cuore come Miwa Sado, oppure per insufficienze respiratorie e altri tipi di malessere.

Morto per il troppo lavoro

Il problema è dovuto anche ad un fattore culturale di dedizione al lavoro, ma il sovraccarico di fatto non offre benefici nemmeno all’azienda.

Morto di lavoro

Dopo il caso di Matsuri Takahashi, in Giappone si è aperto un dibattito sul karoshi, anche alla luce del fatto che secondo un rapporto pubblicato dal governo di Shinzō Abe nel 2016, nel Paese almeno uno su 5 dipendenti rischia di morire per questo motivo. Nel 22,7% delle aziende molti accumulano mediamente 80 ore di straordinari al mese ed è emerso che nel 2015 hanno trascorso in media soltanto 8,8 giorni di ferie, cioè meno della metà di quelli che e avrebbero potuto trascorrere. Inoltre i dipendenti giapponesi lavorano per molto più tempo in termini di anni rispetto a quelli occidentali. A fronte di tali cifre, è stato proposto come soluzione di porre a 100 ore mensili il tetto massimo di ore di lavoro straordinario possibile e di sanzionare le aziende che non lo rispettano.

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