L’Italia sta lavorando per espandere il modello Albania a livello europeo, creando nuovi hub per il rimpatrio dei migranti clandestini in Paesi terzi sicuri, finanziati con fondi comunitari. Questa proposta sarà presentata martedì dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al Consiglio straordinario europeo dei ministri degli Interni, convocato in seguito all’emergenza di Ceuta.
L’idea era stata già avanzata a fine giugno dalla premier Giorgia Meloni dopo l’approvazione del regolamento rimpatri. Ora, la proposta verrà formalizzata e presentata al tavolo europeo. Tra i Paesi che potrebbero ospitare questi nuovi hub ci sono GhanaSenegalTunisiaLibiaMauritaniaEgittoUgandaUzbekistanArmeniaMontenegro ed Etiopia.
Il ruolo dell’Albania e i nuovi centri di rimpatrio
Il centro di Gjader in Albania è destinato a riprendere la sua originaria concezione, in linea con i nuovi regolamenti europei.
Il ministro Piantedosi ha spiegato che l’obiettivo è di riutilizzarlo nella piena espansione della sua funzionalità entro la fine dell’anno, o anche prima se si risolvono i problemi giudiziali. Le previsioni iniziali erano ambiziose, con un turnover di 3mila persone al mese e un massimo di 36mila persone l’anno.
Attualmente, il centro funziona come Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) con una capacità di 144 posti.
Sono state allestite tre strutture diverse: un centro per richiedenti asilo da 880 posti un Cpr da 144 posti e un penitenziario da 20 posti. Un hotspot è stato realizzato nel porto di Schengjin dove i migranti intercettati nel Mediterraneo centrale dovevano essere portati a bordo di una nave militare italiana. Tuttavia, i trattenimenti non sono stati convalidati dai giudici.
Le proposte italiane al Consiglio Europeo
Oltre alla proposta dei nuovi hub, l’Italia chiederà l’attuazione stringente del programma ‘Gsp+’ approvato quest’anno e in vigore dal primo gennaio del 2027. Questo sistema lega vantaggi sui dazi per i Paesi in via di sviluppo all’effettiva collaborazione nel riammettere i propri cittadini che soggiornano illegalmente in Europa.
Nel frattempo, prosegue il rientro verso il Marocco dei migranti entrati in massa lo scorso 30 luglio a Ceuta, con un bilancio dei morti che sale a 71. Il Papa ha espresso preoccupazione per l’allarmante situazione nell’enclave spagnola, chiedendo a Dio che per mezzo della intercessione di Nostra Signora dell’Africa si possano trovare soluzioni di pace, di stabilità e di giustizia.
Le reazioni politiche e le opposizioni
Le opposizioni italiane hanno criticato la proposta, con il Pd che chiede alla premier di venire in Parlamento a spiegare le sue iniziative. La segretaria del Pd, Elly Schlein ha ricordato che Pedro Sánchez ha rimpatriato più migranti in 48 ore di quanto abbia fatto Meloni in quattro anni. Il dem Francesco Boccia ha chiesto che la premier riferisca in Aula.
La proposta italiana è nata da una telefonata tra la premier Meloni e la prima ministra danese Mette Frederiksen. La lettera dei 22 Stati membri, che include anche la Germania con il cancelliere Friedrich Merz è stata interpretata come un segnale della capacità dell’Italia di portare l’Europa a bordo sulle sue posizioni. La Francia invece, ha scelto di non aderire, una decisione interpretata come una scelta politica più che di merito.
