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Guerra Iran, escalation USA con nuovi raid. Trump: "Senza accordo attaccheremo ancora"

Guerra Iran, escalation USA con nuovi raid. Trump: "Senza accordo attaccheremo ancora"

Scambio di attacchi nella guerra tra Usa e Iran: colpiti obiettivi strategici mentre si allontana la prospettiva di un accordo.

La guerra tra Usa e Iran ha subito una brusca accelerazione con una nuova offensiva militare americana contro obiettivi strategici iraniani. I raid, accompagnati da minacce reciproche e da un crescente rischio di scontri regionali, hanno riacceso le tensioni nel Golfo Persico e alimentato i timori per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il commercio energetico mondiale.

Guerra Iran, nuovi raid USA nella notte. Trump: “Senza accordo attaccheremo ancora”

La tensione tra Stati Uniti e Iran ha raggiunto un nuovo livello con una vasta operazione militare americana condotta nella notte contro numerosi obiettivi strategici nel sud della Repubblica islamica. In poco più di due ore sarebbero stati lanciati circa cinquanta missili Tomahawk contro sistemi radar, postazioni di difesa aerea, infrastrutture militari, centri di comando e controllo dei droni e installazioni strategiche situate nei pressi dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi energetici mondiali.

Le esplosioni sono state segnalate a Sirik, Minab, Bandar Abbas, Qeshm, Hengam e Kish, mentre a Teheran è stata immediatamente attivata la difesa aerea.

Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), si è trattato di attacchi di autodifesa condotti in risposta alla crescente ostilità iraniana e, in particolare, all’abbattimento di un elicottero Apache americano nell’area di Hormuz.

Prima dell’operazione, il presidente Donald Trump aveva riunito nella Situation Room i vertici della sicurezza nazionale per valutare una operazione lampo e su vasta scala destinata a esercitare una forte pressione sul regime iraniano.

Durante la giornata, il presidente americano aveva dichiarato: Li attaccheremo e li attaccheremo molto duramente, mentre il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva avvertito che gli attacchi sarebbero stati forti e netti, precisando che l’obiettivo non era un allargamento del conflitto ma la creazione delle condizioni per un accordo favorevole a Washington. Tra gli obiettivi colpiti figurerebbe anche un impianto petrolchimico collegato al giacimento di gas di South Pars, il più grande al mondo, situato ad Asalouyeh, elemento che conferma il valore strategico dell’offensiva e il tentativo statunitense di colpire asset cruciali per l’economia iraniana.

Teheran reagisce ai raid Usa: nel mirino basi americane e traffico nello Stretto di Hormuz

L’Iran ha risposto all’offensiva americana con toni estremamente duri, annunciando una reazione militare agli attacchi in corso e sostenendo di aver preso di mira diciotto siti collegati alle forze armate statunitensi nelle basi di Ali Al-Salem e Ahmed Al-Jaber in Kuwait e nella Sheikh Isa Air Base in Bahrain. Parallelamente, il quartier generale iraniano Khatam al-Anbiya ha proclamato la chiusura totale dello Stretto di Hormuz, dichiarando che qualsiasi imbarcazione tenti l’attraversamento dello Stretto sarà presa di mira. Si tratta di una minaccia particolarmente rilevante poiché attraverso questo passaggio transita una quota significativa del commercio mondiale di petrolio e gas. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno smentito l’effettiva interruzione del traffico marittimo, affermando che le navi commerciali continuano a navigare regolarmente nell’area.

I media iraniani hanno inoltre riferito di attacchi con missili e droni contro unità navali americane e di scontri in mare tra le due forze, alimentando il timore di un allargamento del conflitto all’intera regione del Golfo Persico. Sul piano diplomatico, gli sviluppi appaiono altrettanto critici. Una delegazione del Qatar, impegnata in una delicata attività di mediazione tra Washington e Teheran e arrivata in Iran dopo consultazioni con gli Stati Uniti, ha lasciato il Paese senza aver ottenuto risultati concreti. Il mancato progresso dei colloqui ha ridotto sensibilmente le possibilità di una svolta negoziale nel breve periodo. Nonostante ciò, Trump ha lasciato intravedere uno spiraglio, affermando che gli iraniani mi hanno chiesto di interrompere i bombardamenti e che le operazioni potrebbero cessare a breve. Allo stesso tempo, però, il presidente ha avvertito che i raid riprenderanno qualora Teheran non accetti un accordo conforme alle richieste statunitensi, confermando come la pressione militare venga utilizzata anche come leva negoziale.

In questo quadro di forte instabilità, anche Israele segue con attenzione gli sviluppi: secondo fonti della sicurezza israeliana, il Paese non sarebbe coinvolto direttamente negli attacchi americani, ma le autorità si stanno preparando all’eventualità di rappresaglie missilistiche iraniane, segnale di un conflitto che potrebbe avere ripercussioni sull’intero Medio Oriente.