La guerra tra Stati Uniti e Iran resta al centro dello scenario internazionale, con Donald Trump che mantiene alta la pressione su Teheran per il controllo dello Stretto di Hormuz e per il futuro del programma nucleare iraniano. La nuova proposta dell’Iran ha riacceso il confronto con Washington, mentre la Russia prova a ritagliarsi un ruolo chiave nella gestione della crisi mediorientale.
Il ruolo della Russia e l’asse Teheran-Mosca
Mentre i negoziati con Washington restano bloccati, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi si è recato in Russia per incontrare Vladimir Putin e Sergei Lavrov, rafforzando ulteriormente il dialogo tra Teheran e Mosca. Durante il vertice, Putin ha dichiarato: “Ho ricevuto un messaggio di Khamenei, Mosca farà il possibile per la pace in Medio Oriente”, confermando il coinvolgimento diretto del Cremlino nella crisi regionale.
Il presidente russo ha ribadito che la Russia agirà “nell’interesse dei Paesi della regione al fine di portare la pace il prima possibile”, sottolineando la solidità dell’asse strategico con l’Iran in una fase particolarmente delicata per gli equilibri mediorientali.
Araghchi ha presentato la situazione come favorevole a Teheran, sostenendo che “gli americani non hanno raggiunto nessun obiettivo, ecco perché ora vogliono trattare”.
Parallelamente, alla Casa Bianca Trump ha riunito i suoi principali consiglieri per valutare i prossimi passi, dopo aver annullato il viaggio dell’inviato speciale Steve Witkoff e di Jared Kushner in Pakistan. Il presidente americano mantiene una linea rigida e sostiene che l’economia iraniana sia sempre più sotto pressione: “Perdono 500 milioni di dollari al giorno”, ha affermato, convinto che il blocco navale e la crisi delle esportazioni petrolifere possano costringere Teheran a concessioni decisive. In questo scenario, la partita diplomatica resta aperta, ma il confronto tra fermezza americana e resistenza iraniana continua a rendere molto incerto qualsiasi accordo a breve termine.
Guerra Iran, la proposta di Teheran e lo scetticismo di Trump: “Hormuz libero, rinvio della questione atomica”
Donald Trump e il suo team per la sicurezza nazionale guardano con forte prudenza alla nuova proposta avanzata dall’Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz e la sospensione temporanea dei negoziati sul nucleare. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la Casa Bianca non avrebbe respinto del tutto l’iniziativa, ma resta molto dubbiosa sulla reale volontà di Teheran di agire in buona fede. In particolare, Washington teme che l’Iran non sia realmente disposto a fermare l’arricchimento dell’uranio né a garantire l’impegno a “non sviluppare l’arma nucleare”. Come ha sottolineato Marco Rubio, “si tratta di acque internazionali. Non possono normalizzare, e noi non possiamo tollerare che cerchino di farlo”, ribadendo la posizione americana contro qualsiasi controllo iraniano sul passaggio strategico.
La proposta iraniana, trasmessa agli Stati Uniti tramite mediatori pakistani, prevederebbe prima la rimozione del blocco navale americano e la riapertura dello Stretto, e solo successivamente l’avvio di un confronto sul programma nucleare. Come osserva Axios, “la diplomazia è in una fase di stallo e la leadership iraniana è divisa”, motivo per cui Teheran avrebbe scelto una strategia più rapida per uscire dalla crisi. L’ipotesi includerebbe anche un cessate il fuoco prolungato e persino un possibile pedaggio per il transito delle petroliere, proposta giudicata inaccettabile dagli Stati Uniti e osteggiata anche da Oman e dai Paesi arabi della regione. Trump, che punta allo smantellamento completo del programma nucleare iraniano, continua a ritenere insufficiente ogni proposta che non preveda la consegna dell’uranio arricchito e uno stop duraturo alle attività nucleari.