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Flat tax 2019: le novità sulla nuova proposta del Governo
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Flat tax 2019: le novità sulla nuova proposta del Governo

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La Lega spinge per l'introduzione di una flat tax al 15% per tutte le famiglie con un reddito inferiore ai 50.000 euro. Vediamo cosa significa.

L’approvazione della manovra finanziaria del 2019 ha introdotto importanti novità nel quadro economico italiano. In particolare sono state proposte nuove misure a sostegno della crescita: il reddito di cittadinanza, la riforma sulle pensioni e la flat tax. Quest’ultima, in particolare, ha creato confusione tra i contribuenti. Vediamo di cosa si tratta e come funziona.

Flat tax 2019: cosa è

Flat tax significa letteralmente “tassa piatta“. Si tratta di una riforma che mira all’eliminazione degli scaglione delle aliquote Irpef per favorire un’unica percentuale: secondo alcuni esperti, questa proposta potrebbe dare maggiore equità al sistema, ridurre l’evasione e aumentare il gettito fiscale. In effetti, il nostro paese ha sempre avuto un sistema di tassazione orientato alla progressività, nel rispetto dell’articolo 53 della Costituzione. Secondo questo modello, infatti, tutti i cittadini sono obbligati a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. L’introduzione della flat tax, però, porterebbe i cittadini e le imprese a versare lo stesso importo, indipendentemente dai redditi o dai ricavi posseduti.

L’idea di una tassazione con aliquota unica nasce nel 1956 grazie all’economista statunitense Milton Friedman, padre del neoliberismo contemporaneo. La flat tax può essere anche associata a detrazioni o deduzioni. Inoltre solo in determinati casi questo tipo di tassazione è associato alla no tax area, ovvero una fascia di reddito inferiore esentata dal pagamento. Seguendo l’idea originale di Friedman, l’aliquota unica si univa all’eliminazione completa di deduzioni e detrazioni in modo da aumentare la base imponibile del contribuente. L’obbiettivo principale era ottenere un gettito fiscale pari ai vecchi sistemi progressivi e un rafforzamento della democrazia.

Flat tax 2019: come funziona

La proposta leghista prevede la divisione in due regimi fiscali differenti: il regime forfettario e quello analitico. Il primo è riservato ai contribuenti che detengono un fatturato inferiore ai 65 mila euro. L’imposta da applicare è sostitutiva e proporzionale del 15%, ridotta a 5 per i primi anni di attività. Il regime analitico, invece, sarà riservato ai contribuenti che conseguiranno un fatturato compreso tra i 65 mila e i 100 mila euro. L’imposta prevista sarà proporzionale e pari al 20%. Oltre i 100 mila euro si torna al regime comune delle partite Iva e l’aliquota prevista è marginale. L’obbiettivo primario della Lega, però, prevede l’introduzione di una flat tax al 15% per le famiglie con redditi fino a 50 mila euro. Le attuali divisioni Irpef verrebbe eliminate definitivamente a favore di una deduzione fissa di 3.000 euro calcolata in base ai componenti della famiglia e al reddito dichiarato. Tutti i dettagli necessari per i contribuenti saranno definiti nel momento del varo del Documento di Economia e Finanzia, previsto per il 10 aprile 2019.

I paesi che adottano la flat tax

Ad oggi i paesi che adottano questo tipo di tassazione sono 40 in tutto il mondo e comprendono quasi tutti gli stati dell’Europa dell’est. L’Estonia è stato il primo paese ad introdurre la flat tax, nel 1994, seguita da Lettonia, Lituania e Slovacchia. Nel resto dell’Unione Europea la tassazione ad aliquota fissa è adottata anche da Bulgaria, Ucraina, Romania, Repubblica Ceca. La Russia tassa i redditi dei contribuenti al 13%, mentre la Bulgaria vanta l’aliquota più bassa tra tutti: fissa al 10%. Il rovescio della medaglia riguardo la flat tax è la penalizzazione dei contribuenti appartenenti alle fasce meno abbienti della popolazione: gli imposti dovuti da queste ultime saranno, infatti, superiori a quelli calcolati su base progressiva. Questo importante dettaglio ha portato all’abolizione della tassa fissa in Slovacchia (2013).

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