Se lo stretto di Hormuz non verrà riaperto consentendo un fluido passaggio delle nave in quantità similari al periodo pre guerra in Iran la situazione per molti aeroporti europei rischia di diventare estremamente complessa. Al punto da non poter più garantire diversi voli estivi. É quanto contenuto in una missiva inviata da ACI Europe e rivolta al commissario europeo per i trasporti Apostolos zitzikostas che il Financial Times ha visionato.
Hormuz, se non riapre completamente voli estivi a rischio: l’allarme in una lettera
Se entro le prossime tre settimane i transiti delle navi dallo stretto di Hormuz non torneranno alla normalità la situazione potrebbe evolvere in maniera estremamente preoccupante per quanto riguarda gli aeroporti italiani. Il rischio concreto infatti è quello di ritrovarsi con una “carenza sistemica” di jet fuel, il carburante per aerei, qualora non si tornasse ai transiti di imbarcazioni in numeri similari al periodo pre-guerra (120-150 passaggi al giorno).
In una lettera visionata dal Financial Times è presente un vero e proprio grido d’allarme da parte dell’associazione che rappresenta gli scali, l’ACI Europe, rivolgendosi al commissario europeo per i trasporti. E segnalando le “crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale in merito alla disponibilità di carburante per aerei, nonché della necessità di un monitoraggio e di un’azione proattiva da parte dell’UE”.
Si sottolinea dunque che se i passaggi delle navi da Hormuz non riprenderanno “in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, una carenza sistemica di carburante per aerei diventerà realtà per l’UE”. Infatti da qui transità più del 40% del carburante per aerei mondiale. E l’approssimarsi dell’estate rischia di complicare ulteriormente le cose. Si tratta infatti di un periodo nel quale “il trasporto aereo è fondamentale per l’intero ecosistema turistico da cui dipendono molte economie” della Ue.
Allarme aeroporti europei sul jet fuel: l’opinione del ministro Fratin
“Complessivamente sul fronte petrolifero e delle disponibilità non ho grandi preoccupazioni. Possono esserci però settori specifici o parti specifiche di
questo, e in questo caso il Jet Fuel è uno di questi con criticità, perché una gran parte della produzione del Jet Fuel arriva dal Golfo Persico ed è quello
che ha subito in questi tempi la maggiore carenza a livello di offerta che hanno portato automaticamente ad alcune situazioni di criticità”. Sono le dichiarazioni, in merito alla situazione, del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin.