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Human Digital Events, Michele Franzese svela il futuro del ritorno agli eventi in presenza

Michele Franzese, fondatore di Scai Comunicazione, nel suo ultimo libro Human Digital Events, spiega come la pandemia ha cambiato per sempre il mondo degli eventi.

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Michele Franzese, fondatore di SCAI Comunicazione, nel suo ultimo libro Human Digital Events racconta le conseguenze della pandemia sul mondo degli eventi e come hanno influenzato il lavoro degli operatori del settore. Le ipotesi per il futuro prevedono un ritorno alla presenza, ma le innovazioni introdotte dagli eventi online non vanno certo dimenticate.

Il digitale, insomma, fa e farà parte della nostra quotidianità – personale e professionale – ma, come racconta Francese a Notizie.it, la soddisfazione del pubblico rimane l’obiettivo centrale di questa realtà.

Come la pandemia ha cambiato il mondo degli eventi, sia quelli fisici che quelli digitali?

La pandemia ha cambiato tantissimo il mondo degli eventi, intanto perché è stato un po’ un fulmine a ciel sereno, e nessuno si aspettava che potesse essere così complessa, e così lunga e così anche trasformativa.

E lo ha cambiato innanzitutto perché inizialmente è stata un limite fisico, un limite legislativo: non si potevano proprio più fare. Per cui, siccome il mondo degli eventi, le aziende, le persone avevano bisogno di continuare a connettersi, chiunque faceva eventi ha cercato nuove strade. C’è chi ha fatto siti, chi ha usato Youtube, chi ha tentato di fare dei format diversi. Ciascuno ha cercato un suo linguaggio e una sua forma per questi nuovi eventi che poi sono diventanti ibridi, ma di fatto sono ancora assolutamente in divenire.

Human Digital Events non è né un manuale nè una guida pratica. Come definiresti il tuo libro?

Questo libro, Human Digital Events, ovviamente non ha la pretesa di essere un manuale perché purtroppo o per fortuna un manuale definitivo su questo argomento non si può assolutamente scrivere. È una materia che cambia ogni giorno, i tour cambiano ogni giorno e quando l’abbiamo scritto c’erano delle cose che erano gratuite e ora sono a pagamento, e così via.

Sicuramente è un bel diario di viaggio perché non è un viaggio che riguarda solo noi che abbiamo tentato in qualche modo di interpretare questo nuovo modo di fare eventi, ma anche tante personalità. Penso al direttore della Mostra del cinema di Venezia che ci ha raccontato come il cinema di Venezia è stato uno dei pochissimi eventi a tenersi in presenza. E anche come le decisioni, minuto per minuto, ora dopo ora, si susseguissero nel tentativo di costruire un evento come non si era mai fatto; quindi un territorio, un terreno completamente nuovo, se vogliamo scivoloso, ma che tutti abbiamo cercato in qualche modo di affrontare.

Quanto della tua esperienza a capo di SCAI Comunicazione c’è in questo libro?

In questo libro sicuramente proviamo a raccontare non soltanto appunto quello che è successo durante la pandemia, ma anche un po’ tutta quella che è la nostra esperienza in termini di eventi in presenza. Gli eventi in presenza non sono diversi da quelli online, anche negli eventi in presenza ci vuole qualità di contenuto, ci vuole qualità d’audio, ci vuole capacità di ingaggiare le persone, di tenerle sedute alla propria sedia per alcune ore. E gli strumenti e i modi per fare queste cose non sono cambiati di molto, cioè di fatto ci vogliono buoni contenuti, buoni speaker, un format che serva a tenere le persone ingaggiate. Ci siamo in qualche modo soltanto spostati online. Quello che è davvero la sfida dei prossimi mesi e dei prossimi anni è capire quanto il digitale rimarrà come presenza all’interno degli eventi anche fisici. Una cosa che scriviamo anche nel libro e che io dico sempre è che: non bisogna trattare le persone online come persone di serie B, perché magari l’evento è per chi è in presenza, ma nemmeno viceversa. Quindi entrambi i pubblici hanno differenti format, differenti opportunità di comprensione di quello che sta accadendo durante l’evento.

Pensi che ancora oggi la gente abbia paura di partecipare a eventi in presenza per via del Covid?

In una prima fase diciamo post pandemica – perché non si può parlare ancora di post, ma le persone hanno iniziato ad avere voglia di rivedersi e di ritrovarsi – io ho visto nelle persone una voglia, assolutamente di tornare in presenza. Alcuni avevano paura, una percentuale, ma tutto sommato piccola. C’è un’esigenza, secondo me fisica, di ritornare a vedersi. Io ritengo che la presenza, quando si potrà, tornerà assolutamente. Probabilmente rimarranno e sarebbe ottimo, i vantaggi dell’online, la possibilità di avere relatori distanti che non si devono muovere, la possibilità di avere un pubblico un più ampio di quello della propria città o dell’interland, la possibilità di fruire di contenuti in maniera innovativa, utilizzando realtà aumentata, realtà virtuale, tutto quello che già c’è a disposizione di chi organizza eventi. Quindi se ti devo dire presenza sì o presenza no: presenza sì, ma probabilmente una presenza aumentata, se possiamo dire così.

Come definiresti un evento di successo e qual è il segreto per organizzarlo?

Un evento si può definire secondo me di successo quando i due pubblici più importanti sono soddisfatti, e portano a casa quello che era il loro goal. E cioè mi riferisco, ad esempio nel caso di un evento aziendale, chi decide di fare quell’evento quindi chi commissiona quell’evento e chi partecipa all’evento. Sono due pubblici che vanno rispettati entrambi perché se noi non siamo in grado di rispettare chi partecipa in qualche modo facciamo un torto anche a chi commissiona. E da questo punto di vista, secondo me un evento di successo, oltre a questa caratteristica deve avere la possibilità di tenere tutti ingaggiati in buone condizioni, ma ormai quelle sono l’ABC. Voglio dire, avere una buona condizione audio e una buona condizione video, un ambiente confortevole assolutamente.

Quello che è invece la ciliegina sulla torta, il valore aggiunto che può avere un evento è secondo me, e provo a praticarlo da sempre, è il format. Cioè, avere un format originale, personalizzato, dove le persone non si sentono al solito evento dove c’è qualcuno che parla troppo a lungo e non dà davvero interesse o valore aggiunto nel pubblico che ascolta. Ecco, quello vorrei proprio eliminarlo, quantomeno dalla mia agenda di eventi da organizzare. Quindi eventi interessanti, piacevoli, dove diciamo se possibile, anche avvincenti. Dove ti viene voglia di sentire chi sta parlando prima di tutto. Mi piace lanciare sicuramente un invito, non tanto ad acquistare, sarebbe ben troppo banale, ma insomma a informarsi sugli eventi online. Noi nel libro abbiamo cercato di dare, ripeto, non una guida definitiva ma sicuramente un racconto di quello che si può fare. Dentro ci sono un po’ di strumenti che troverete sicuramente utili, ma c’è soprattutto tanta parte umana. La parte creativa fa assolutamente la differenza, oltre al saper usare bene la tecnologia, ma in qualche modo piegarla alle esigenze di quello che ciascuno di noi ha bisogno.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Presenteremo tra l’altro il libro in giro per l’Italia, in librerie, lo presenteremo agli operatori che sono chi lavora nella comunicazione, gli studenti universitari, e tanti anche che non si occupano direttamente di eventi, ma in qualche modo sono stati, come dire, travolti da questa ondata degli eventi online. Quindi i manager delle aziende che dovranno anche loro reinterpretare il modo di ingaggiare a loro volta clienti, stakeholder, e diciamo tutti i loro pubblici. Quindi l’invito è sicuramente a comprare il libro, ad acquistarlo, a trovarlo online o in libreria subito dopo l’Immacolata.

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