Il presidente dell'Associazione Bancaria Italiana (Abi), Antonio Patuelli, ha più volte sostenuto che le banche italiane si trovino in una condizione di difficoltà economica, lamentando persino un'ipotetica violazione della Costituzione. A fronte di queste affermazioni, il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha replicato con una serie di dati concreti che, secondo lui, dimostrano l'assoluta contraddizione tra parole e realtà.
Le dichiarazioni di Antonio Patuelli e la risposta di Matteo Salvini
Durante un incontro pubblico, Patuelli ha descritto i banchieri come economicamente ‘mazzolati’ insinuando la necessità di misure di sostegno. Salvini, senza indugi, ha richiamato l'attenzione sui risultati finanziari delle banche negli ultimi quattro esercizi, definendo la richiesta di aiuti come praticamente priva di fondamento.
L'intervento del governo si è basato su numeri certificati, evidenziando un'ascesa costante degli utili che contrasta nettamente con la narrazione di crisi.
Cifre degli utili bancari dal 2022 al 2025
Nel 2022 le banche hanno registrato un profitto di 25,5 miliardi di euro. L'anno successivo, i risultati sono saliti a 40,6 miliardi per poi toccare 46,5 miliardi nel 2024 e 47,5 miliardi nel 2025.
Le previsioni per il corrente esercizio superano i 50 miliardi di euro. Questi valori, pubblicati nei bilanci consolidati, mostrano una crescita annua sostenuta, alimentata soprattutto dagli interessi attivi e dalle commissioni pagate da clienti privati, famiglie e imprese.
Chiusa di sportelli e perdita di posti di lavoro
Nonostante l'esplosione di profitto, il settore bancario ha profuso una ristrutturazione significativa. Tra il 2022 e il 2025, le banche hanno chiuso 2.510 sportelli su tutto il territorio nazionale, una diminuzione che ha inciso sulla presenza capillare delle filiali. Parallelamente, sono stati rescissi i contratti di 12.900 dipendenti un dato che ha suscitato preoccupazione tra le organizzazioni sindacali, ma che il governo ha interpretato come parte di una più ampia strategia di digitalizzazione e ottimizzazione dei costi operativi.
Impatto sul sistema bancario
Le chiusure hanno avuto un effetto duplice: da un lato, la riduzione della rete fisica ha comportato una concentrazione dei servizi in canali digitali, dall'altro ha sollevato interrogativi sulla capacità delle banche di mantenere la coerenza territoriale e l'accessibilità per le fasce di popolazione meno avvezze all'uso di internet. Tuttavia, Salvini ha enfatizzato che tali trasformazioni non giustificano una richiesta di contributi statali, poiché i margini di profitto rimangono ampi.
Tassazione e proposta di contributo
Un ulteriore elemento a sostegno della posizione governativa è la tassazione effettiva sostenuta dalle banche. Nel 2025, l' aliquota fiscale reale si è attestata al 19,2 % valore inferiore rispetto a molte altre imprese italiane, incluse quelle del settore energetico e delle telecomunicazioni. Considerando questi parametri, Salvini ha definito di assoluto buonsenso chiedere al settore un contributo minimo di 5 miliardi di euro destinato a finanziare politiche di welfare e investimenti pubblici.
La proposta è stata presentata come una misura di giustizia fiscale mirata a riequilibrare il carico tributario delle realtà più redditizie del Paese. L'obiettivo, secondo il vicepremier, è quello di garantire che chi beneficia di profitti enormi contribuisca in maniera proporzionale al benessere collettivo, senza ricorrere a interventi che, a suo avviso, sarebbero ingiustificati dal punto di vista economico.
