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Il doppio gioco britannico: strategie e interessi tra Sudan e Somalia

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Esplora le contraddizioni della Gran Bretagna nel Corno d'Africa: un'analisi approfondita tra supporto ufficiale e interessi commerciali.

Nel mese di dicembre, il governo britannico ha nuovamente espresso preoccupazione per la crisi umanitaria in Sudan, evidenziando la necessità di rendere conto delle atrocità commesse durante il conflitto tra l’esercito sudanese e le Forze di Supporto Rapido (RSF). Tuttavia, rapporti recenti indicano che Londra ha scartato piani più ambiziosi per prevenire violenze, mentre il caos si intensificava.

Allo stesso tempo, la Gran Bretagna ha ufficialmente sostenuto l’integrità territoriale della Somalia, pur mantenendo interessi commerciali in Somaliland, una regione auto-proclamata indipendente che non viene riconosciuta da Londra. Questi comportamenti sollevano interrogativi sulla coerenza tra le parole del governo britannico e le azioni intraprese nella regione del Corno d’Africa.

Discrepanze tra parole e azioni in Sudan

Amgad Fareid Eltayeb, analista politico sudanese, ha osservato che la credibilità della Gran Bretagna è giudicata in base ai rischi che è disposta a correre. Secondo lui, quando le parole non corrispondono ai fatti, gli attori locali iniziano a vedere il Regno Unito non più come un mediatore, ma come un gestore di interessi.

Il ruolo della Gran Bretagna come facilitatore della violenza

In Sudan, documenti interni hanno rivelato che il governo britannico ha scelto un approccio descritto come il “meno ambizioso” per fermare il conflitto, mentre le uccisioni di massa da parte delle RSF aumentavano. Eltayeb ha affermato che questa posizione ha portato a una percezione della Gran Bretagna come un attore centrale nel conflitto, il cui atteggiamento diplomatico ha influito sulla narrazione internazionale della guerra.

Le accuse di sostegno degli Emirati Arabi Uniti alle RSF, documentate da esperti dell’ONU e dai media, hanno ulteriormente complicato la situazione, portando a considerare Londra come un “abilitatore dell’aggressione emiratina in Sudan”. L’obiettivo apparente è quello di minimizzare le atrocità delle RSF nella narrativa diplomatica.

Il dilemma somalo: riconoscere o commerciare?

Il Ministero degli Esteri britannico non ha fornito risposte chiare riguardo al suo ruolo in Somalia o al suo coinvolgimento commerciale in Somaliland, dove la situazione si è concentrata attorno al porto di Berbera, un’infrastruttura strategica co-gestita dalla Gran Bretagna insieme a un’azienda emiratina.

Il valore strategico del porto di Berbera

Berbera, situata vicino a uno dei corridoi marittimi più importanti del mondo, è descritta in una valutazione d’impatto del Ministero degli Esteri come un “gateway strategico” per Somaliland e un potenziale corridoio commerciale alternativo per l’Etiopia. Questa posizione ha portato a considerare il porto come un’infrastruttura strategica, piuttosto che come una comunità politica.

Matthew Sterling Benson, storico sociale e economico dell’Africa, ha sottolineato che Berbera ha spesso ricevuto attenzione da potenze esterne come infrastruttura strategica, piuttosto che come un’entità politica, evidenziando il rischio che l’interesse commerciale possa sovrastare la responsabilità politica.

Le connessioni tra Sudan e Somaliland

Le tensioni nel Corno d’Africa si sono intensificate, specialmente dopo la guerra in Sudan, con l’osservazione che Berbera potrebbe far parte di una rete logistica più ampia degli Emirati, collegata a rotte per rifornire le RSF. Nonostante le negazioni degli Emirati, le implicazioni per il Regno Unito sono complesse, poiché mentre Londra chiede responsabilità in Sudan, mantiene legami finanziari con un porto gestito da un partner regionale accusato di coadiuvare il conflitto.

La dualità della politica britannica

Ali, un analista indipendente del Corno d’Africa, ha descritto l’approccio del Regno Unito come una politica “dual-track”, in cui Londra supporta ufficialmente lo stato somalo riconosciuto, mentre al contempo intrattiene relazioni con Somaliland come autorità de facto. Questa strategia potrebbe evitare costi politici immediati, ma nel lungo periodo rischia di compromettere la responsabilità politica in entrambe le aree.

Allo stesso tempo, la Gran Bretagna ha ufficialmente sostenuto l’integrità territoriale della Somalia, pur mantenendo interessi commerciali in Somaliland, una regione auto-proclamata indipendente che non viene riconosciuta da Londra. Questi comportamenti sollevano interrogativi sulla coerenza tra le parole del governo britannico e le azioni intraprese nella regione del Corno d’Africa.0