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Il giudice archivia la diffamazione di Salvini per la citofonata a Bologna

Dopo una indagine in cui la stessa magistratura non ha rilevato illeciti il giudice archivia la diffamazione di Salvini per la citofonata a Bologna

La famosa citofonata di Salvini a Bologna

Il giudice per le indagini preliminari di Bologna ha archiviato la presunzione di reato per diffamazione a carico del leader della Lega Matteo Salvini per la famosa citofonata nel quartiere Pilastro. Il sunto procedurale è che dopo la richiesta di archiviazione da parte della stessa Procura il Gup ha stabilito che Salvini non merita il processo d’aula perché in quelle circostanze il suo intento era solo quello di evidenziare l’illegalità.

Citofonata di Salvini, il giudice archivia

Magari in maniera decisamente plateale ma non certo illegittima o con fini diffamatori per la ex parte lesa. I fatti cono quelli arcinoti del gennaio 2020, fatti per i quali Salvini era stato indagato ed aveva dovuto affidare le sue ragioni legali all’avvocatessa Claudia Eccher. Secondo il giudice dunque, Salvini non voleva diffamare: era determinato a evidenziare i fenomeni di illegalità. Il 21 gennaio 2020, quando si era in piena campagna elettorale per le elezioni regionali in Emilia Romagna, Salvini aveva ricevuto segnalazioni per cui nel quartiere del Pilastro il fenomeno dello spaccio era massivo e preoccupante.

“Mi scusi, lei spaccia?”, non fu diffamazione

Perciò assieme ad una donna del quartiere aveva citofonato in un dato appartamento dove si sospettava avere luogo una certa attività di spaccio e davanti alle telecamere aveva chiesto al rispondente: “Mi scusi, lei spaccia?”. Il gesto provocò l’indignazione di molte persone, fra cui l’allora candidato presidente della Regione Stefano Bonaccini che poi sarebbe stato riconfermato governatore dell’Emilia Romagna.

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