Il 23 settembre, a New York, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha parlato davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite richiamando il senso originario dell’organizzazione: impedire che la violenza diventi l’unica legge. In un discorso ricco di retorica, ha sottolineato che per mantenere fede a tale scopo l’ONU deve recuperare la capacità di decidere e soprattutto di agire concretamente.
L’intervento, accolto da un applauso dei delegati, ha toccato diversi temi, ma il filo conduttore è stato l’appello a un impegno più forte contro la pena capitale. Tajani ha affermato che l’Italia, con convinzione ferma, continuerà a sostenere una moratoria universale sulla pena di morte evidenziando come questo passo sia indispensabile per rafforzare i valori dei diritti umani su scala globale.
Tajani richiama la missione originaria dell’ONU
Nel suo intervento, il ministro ha riportato le parole che hanno guidato la nascita dell’organizzazione: “Le Nazioni Unite sono nate per impedire che la violenza diventi l’unica legge”. Ha poi evidenziato che, sebbene questi principi siano ancora validi, l’organismo soffre di una crescente percezione di inefficacia, soprattutto quando le crisi richiedono decisioni rapide.
Il richiamo alla capacità decisionale e operativa
Tajani ha invitato i membri a rinforzare il ruolo del Consiglio di sicurezza evitando che diventi un “club esclusivo” riservato a pochi. Ha insistito sul fatto che la capacità di intervenire in situazioni di conflitto deve essere più trasparente e condivisa, affinché l’ONU non appaia più come un ente impotente di fronte alle emergenze internazionali.
La proposta di una moratoria universale sulla pena di morte
Il punto focale del discorso è stato l’appello a una sospensione globale della pena capitale. Tajani ha dichiarato che l’Italia intende lottare attivamente per una moratoria sostenendo che la vita umana deve essere tutelata indipendentemente dal contesto giurisdizionale. Ha osservato che una decisione collettiva in tal senso rafforzerebbe la credibilità dell’ONU nelle questioni di diritti umani.
Reazioni dell’Assemblea e prospettive future
L’applauso dell’Assemblea ha testimoniato il consenso su molti punti sollevati, ma il ministro ha anche riconosciuto le difficoltà nell’attuare cambiamenti concreti. Ha concluso rimarcando che la pace non è un’eredità statica ma una responsabilità quotidiana da difendere con fermezza, costruire con pazienza e perseguire senza mai arrendersi. Tajani ha quindi lanciato un invito a tutti gli Stati membri a dimostrare coraggio e determinazione nel rafforzare l’efficacia dell’ONU.
