Il 27 settembre domenica, si è svolta la 112ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Durante l’udienza generale, il Papa Francesco ha rivolto uno sguardo particolare ai bambini costretti a lasciar loro casa, ricordando che i minori sono i più vulnerabili nei percorsi migratori. Il Pontefice ha concluso con un invito alla responsabilità collettiva, affermando: “Il mio pensiero va ai migranti, ai rifugiati, specialmente ai minori costretti ad abbandonare la propria terra”.
L’appello papale nella udienza del 27 settembre
Durante la breve dissertazione, il Papa ha sottolineato le sofferenze indicibili che i bambini affrontano: violenze, torture, sfruttamento e, in molti casi, la perdita della vita lungo le rotte. Ha chiesto a tutti di sentirsi parte integrante della vita di questi giovani, indicando che la loro tutela deve diventare una priorità assoluta.
Il discorso è proseguito con una citazione evangelica: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me” (Mc 9,37), enfatizzando il valore spirituale di ogni gesto di accoglienza.
Il messaggio per i minori migranti
Il Pontefice ha ricordato che i bambini e gli adolescenti sono soggetti a condizioni traumatiche e spesso subiscono la morte lungo i percorsi di migrazione.
Ha lanciato un appello urgente: “Ognuno si senta coinvolto nella vita di questi ragazzi, che vanno sempre tutelati e assistiti”. L’accento è stato posto sul superamento della mera assistenza, invitando a garantire dignità, educazione e sicurezza, elementi fondamentali per la loro crescita.
Il tema “Anche uno solo di questi bambini” e le parole del cardinale Baldo Reina
La giornata è stata caratterizzata dal tema “Anche uno solo di questi bambini”, scelto per mettere in luce la dimensione umana dietro le statistiche. Nella lettera preparata per l’occasione, il cardinale vicario Baldo Reina ha scritto: “In un tempo nel quale siamo spesso abituati a parlare di migrazioni attraverso numeri, statistiche, emergenze e ‘flussi’, il Papa ci invita a cambiare prospettiva: dietro ogni numero c’è un volto, una storia, una ferita”.
La chiamata alla responsabilità collettiva
Il cardinale ha ribadito che l’accoglienza non può limitarsi a un gesto di carità, ma deve diventare una risposta concreta: proteggere un minore significa garantirgli appartenenza, relazioni sane e prospettive di futuro. Ha inoltre invitato la Chiesa, le istituzioni e i singoli cittadini a sostenere le iniziative della Conferenza Episcopale Italiana ricordando che le collette della domenica 27 settembre saranno destinate alle attività di assistenza per migranti e rifugiati. Il messaggio è chiaro: anche un solo bambino conta, e il modo in cui la società accoglie i più vulnerabili misura la sua autenticità umana.
