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Il ruolo del ministero dell'Economia nella scalata di Mps a Mediobanca

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Un'inchiesta di Milano rivela il ruolo del ministero dell'Economia nella scalata di Mps a Mediobanca.

Recenti sviluppi nell’ambito dell’inchiesta sul risiko bancario italiano hanno portato alla luce il coinvolgimento del ministero dell’Economia nella scalata di Monte dei Paschi di Siena (Mps) a Mediobanca. Gli inquirenti, coordinati dai pubblici ministeri Giovanni Polizzi e Luca Gaglio, stanno esaminando un complesso intreccio di relazioni e manovre che potrebbero aver violato le normative vigenti.

Al centro di questa indagine ci sono nomi di spicco, tra cui l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di Luxottica Francesco Milleri e l’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio, accusati di aver orchestrato un’operazione da 13,5 miliardi di euro per acquisire il controllo di Mediobanca, una delle istituzioni finanziarie più importanti d’Italia.

Il contesto dell’indagine

Secondo le rivelazioni, il ministero dell’Economia avrebbe avuto un ruolo determinante nella procedura di collocamento delle azioni di Mps, avvenuta tramite un processo noto come Accelerated Book Building (ABB), che ha visto la cessione del 15% delle azioni in un tempo record.

Il pacchetto azionario è stato acquisito da Delfin, dal Gruppo Caltagirone, da Banco BPM e da Anima. Le autorità di vigilanza come Consob, BCE e Ivass sono state informate di presunti comportamenti scorretti, tra cui l’eventuale omissione di comunicazioni necessarie per garantire la trasparenza del mercato.

Le accuse specifiche

Le accuse formulate dagli inquirenti includono il reato di aggiotaggio e ostacolo alle funzioni di vigilanza. È stato sostenuto che i soggetti coinvolti abbiano cercato di nascondere al mercato la loro strategia, non comunicando le informazioni dovute che avrebbero potuto influenzare le decisioni degli investitori.

In particolare, il modus operandi avrebbe escluso potenziali concorrenti dall’operazione, limitando la possibilità di offerte alternative. Il CEO di Unicredit, Andrea Orcel, ha confermato di non aver ricevuto informazioni adeguate, rendendo evidente la mancanza di competitività nella transazione.

Le dinamiche tra gli indagati

Le intercettazioni tra gli indagati rivelano discussioni significative riguardo al controllo di Generali, un obiettivo strategico per le parti coinvolte. Caltagirone ha affermato che la compagnia assicurativa è fondamentale per il loro piano, mentre Lovaglio ha accennato a pressioni politiche legate al voto di Blackrock contro l’offerta pubblica di acquisto.

Le indagini indicano anche che il ministero potrebbe aver richiesto le dimissioni di alcuni consiglieri indipendenti, permettendo così a Caltagirone e Delfin di avere una maggiore influenza nelle decisioni strategiche di Mps.

Le conseguenze legali e politiche

Questa inchiesta non solo mette in discussione la legittimità delle operazioni finanziarie in corso, ma solleva anche interrogativi sul ruolo del governo e delle sue istituzioni nel garantire la trasparenza e la correttezza delle operazioni di mercato. L’accusa di manipolazione di mercato, se confermata, potrebbe avere ripercussioni significative sul settore bancario italiano.

In un comunicato ufficiale, Mps ha dichiarato di voler collaborare pienamente con le autorità per dimostrare la correttezza delle proprie azioni. Tuttavia, l’attenzione resta alta, mentre il pubblico e gli investitori attendono ulteriori sviluppi da un’inchiesta che potrebbe rivelarsi cruciale per il futuro della finanza italiana.