Il segretario generale della Nato Rutte evidenzia il contributo italiano nelle operazioni legate all’Iran, sottolineando il ruolo strategico delle basi europee e il sostegno degli alleati agli Stati Uniti. Tra tensioni politiche a Washington e nuovi equilibri militari, il dossier iraniano resta al centro del confronto internazionale.
Tensioni a Washington e nuovi equilibri sul fronte iraniano
Il Senato statunitense, a maggioranza repubblicana, ha approvato una risoluzione che limita i poteri del presidente Donald Trump sulle operazioni militari contro l’Iran. Il provvedimento è stato approvato con 50 voti favorevoli e 48 contrari e stabilisce la fine delle azioni belliche, a meno che non venga concessa una specifica autorizzazione dal Congresso. Pur avendo soprattutto un valore politico e simbolico, il voto rappresenta un segnale di frattura tra il presidente e alcuni esponenti del suo stesso partito.
Trump ha reagito definendo la decisione “inopportuna e priva di significato”, criticando apertamente l’iniziativa dei senatori repubblicani. La posizione della Casa Bianca sembra inoltre orientata verso un cambiamento di strategia comunicativa in vista delle elezioni di metà mandato. L’amministrazione potrebbe infatti ridurre l’attenzione sul dossier iraniano per concentrarsi maggiormente sulle questioni interne considerate prioritarie dagli elettori americani, come economia, occupazione e costo della vita.
Nel frattempo prosegue il percorso diplomatico attraverso il ruolo di mediazione del Pakistan, che ha annunciato la ripresa dei colloqui tecnici tra Stati Uniti e Iran sul memorandum di pace nella prossima settimana. Secondo il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, l’intesa non sarebbe il risultato di pressioni occidentali, ma il frutto della resistenza del suo Paese. Durante un intervento a Baku, ha infatti dichiarato che “il memorandum d’intesa di Islamabad non è stato il risultato di pressioni e coercizioni, ma piuttosto il risultato della resistenza e dell’autorità della coraggiosa nazione iraniana”. Per Ghalibaf, l’accordo rappresenterebbe quindi “una dichiarazione della sconfitta dell’America”.
Il presidente del Parlamento iraniano ha inoltre sostenuto che la sicurezza regionale debba essere affidata principalmente ai Paesi del Medio Oriente e non a potenze esterne. Secondo la sua visione, il futuro dell’area dovrebbe basarsi sul dialogo e sulla cooperazione: “Vediamo il futuro della regione non nello scontro ma nell’interazione, e non nell’eliminazione ma nella convivenza”. Ha poi ribadito l’importanza della tregua in Libano, definendola un elemento fondamentale per raggiungere un’intesa stabile con Washington: “Per noi, il cessate il fuoco in Libano è stato ed è importante quanto il cessate il fuoco in Iran”.
Il segretario generale della Nato Mark Rutte e il contributo italiano per le operazioni in Iran
Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha difeso il contributo degli alleati europei all’operazione statunitense “Epic Fury” in Iran, sottolineando il peso strategico delle infrastrutture messe a disposizione dai Paesi membri. In un’intervista a Fox News ha evidenziato in particolare il ruolo delle basi presenti in Italia, da cui sarebbero decollati circa 500 aerei americani impegnati nella missione. Secondo Rutte, il sostegno europeo ha rappresentato un elemento centrale dell’operazione, con un numero complessivo compreso tra 4.000 e 5.000 missioni di volo.
Il segretario generale dell’Alleanza ha spiegato che diversi Stati hanno consentito l’utilizzo delle proprie strutture militari, trasformando il continente europeo in una vera piattaforma operativa per gli Stati Uniti. Rutte ha sottolineato che “Paese dopo paese, alleato dopo alleato hanno messo a disposizione le loro basi per Epic Fury” e ha aggiunto che, nel caso italiano, “500 aerei americani sono decollati dalle basi Usa in Italia per sostenere Epic Fury, quindi è una cosa enorme”. Tra gli esempi citati anche quello della Romania, dove alcuni aeroporti sarebbero stati adattati alle esigenze militari, con una riduzione dei voli commerciali per consentire l’impiego degli scali da parte degli aerei rifornitori. Rutte ha invitato a non concentrarsi esclusivamente sui momenti di tensione tra Washington e alcuni alleati, ma a considerare l’intero quadro della cooperazione transatlantica.
In vista del confronto con Trump, il segretario generale della Nato ha inoltre evidenziato la crescita degli investimenti militari da parte dei Paesi membri, definendoli superiori alle aspettative iniziali. Secondo Rutte, la pressione esercitata dal presidente americano ha spinto Europa e Canada ad aumentare la spesa per la difesa, rafforzando l’Alleanza e generando anche ricadute economiche positive. A questo proposito ha parlato di un “dividendo della difesa” in termini di occupazione e sviluppo industriale su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Infine, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che le Forze di difesa israeliane non abbandoneranno le aree considerate strategiche nel sud del Libano e in Siria, anche nel caso di una richiesta americana. Katz ha ribadito la linea di sicurezza del governo israeliano affermando: “Non lasceremo la zona di sicurezza in Siria e Libano. Questo è il concetto di sicurezza”. Secondo il ministro, la presenza militare nelle aree sensibili rimane necessaria per proteggere gli insediamenti israeliani e prevenire nuove minacce: “Soldati dentro, residenti fuori. Non ci ritireremo”.
