La guerra in Yemen torna a scuotere direttamente il cuore dell’Arabia Saudita. Nella notte del 19 settembre un allarme per una minaccia aerea ha interessato per la prima volta dall’inizio della nuova fase del conflitto la capitale Riad, dove i residenti hanno riferito di aver sentito esplosioni. Poco dopo, una colonna di fumo nero è stata vista levarsi nei pressi dell’aeroporto internazionale King Khalid, mentre i vigili del fuoco intervenivano su un incendio sviluppatosi in un’area di stoccaggio del carburante.
Gli Houthi hanno rivendicato l’attacco, sostenendo di aver colpito alcuni “siti sensibili” nella capitale e impianti petroliferi di Aramco a Yanbu. La rivendicazione è stata diffusa dal portavoce militare del movimento, Yahya Saree, che ha parlato di un’operazione condotta con missili balistici, missili da crociera e droni. L’episodio arriva a poche ore dall’attacco alla base aerea saudita di Ta’if nel quale è stato colpito un Eurofighter italiano.
Secondo quanto riferito dal ministro della Difesa Guido Crosetto, nessun militare italiano è rimasto coinvolto.
L’allarme a Riad e il precedente dell’Eurofighter italiano
L’attacco alla capitale rappresenta un ulteriore elemento di escalation nel conflitto. Le autorità saudite hanno fatto scattare un allarme per una minaccia aerea su Riad e sulla vicina Al-Kharj; successivamente è stato comunicato il cessato allarme.
Le esplosioni sono state udite in diverse zone della capitale, mentre immagini diffuse nelle ore successive hanno mostrato fiamme e una grande nube di fumo nei pressi dell’aeroporto.
I disagi hanno interessato anche il traffico aereo, con cancellazioni e ritardi nelle prime ore della giornata. La situazione è poi tornata progressivamente alla normalità. Il nuovo attacco segue quello avvenuto nella notte tra il 17 e il 18 settembre contro la base King Fahd di Ta’if. In quell’occasione un Eurofighter F-2000 dell’Aeronautica militare italiana, fermo nell’area della base, è stato colpito durante l’offensiva. Il ministero della Difesa ha confermato l’assenza di feriti tra il personale italiano.
L’episodio ha inoltre riportato al centro del dibattito la sicurezza del contingente italiano impegnato nella regione. Gli Houthi hanno più volte collegato le proprie azioni alla guerra condotta contro di loro dall’Arabia Saudita, mentre la loro offensiva sta progressivamente interessando infrastrutture e aree strategiche saudite. Il movimento, che controlla vaste aree del nord dello Yemen e parte della costa sul Mar Rosso, ha rivendicato anche l’attacco contro impianti Aramco a Yanbu.
Il fronte diplomatico e le condizioni dell’Iran
L’escalation militare si inserisce in uno scenario regionale più ampio, nel quale resta aperto anche il dossier dei rapporti tra Stati Uniti e Iran. Teheran ha comunicato attraverso mediatori le condizioni per un eventuale ritorno ai negoziati con Washington. Tra le richieste indicate figurano la fine delle ostilità, lo sblocco dei beni congelati e la revoca del blocco navale. A riferire la posizione iraniana è stato Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, secondo il quale i messaggi sono stati trasmessi attraverso mediatori regionali. Teheran ha inoltre ribadito di essere pronta a proseguire il confronto se le proprie condizioni non verranno accolte.
Sul fronte yemenita, intanto, gli attacchi contro obiettivi sauditi mostrano come la situazione resti instabile. La rivendicazione degli Houthi sugli attacchi a Riad e Yanbu è arrivata dopo una notte di allerta nella capitale saudita, mentre resta da chiarire in modo completo l’entità dei danni provocati alle infrastrutture colpite. La nuova offensiva aumenta così la pressione su Riad e aggiunge un ulteriore elemento di rischio per le forze militari straniere presenti nel Paese, compreso il contingente italiano.
