Iran e Usa cercano un’intesa sul nucleare, ma resta alta la tensione sul controllo dello Stretto di Hormuz. I colloqui in Svizzera aprono uno spiraglio diplomatico tra Washington e Teheran, mentre le dichiarazioni iraniane sullo strategico Stretto riportano al centro i timori per i futuri equilibri regionali.
Colloqui tra Iran e Usa in Svizzera: segnali di apertura sul nucleare e sulle sanzioni
Il primo ciclo di negoziati ad alto livello tra Iran e Stati Uniti, svolto in Svizzera, si è concluso con un esito considerato positivo dalle parti, segnato da “incoraggianti progressi” e dalla decisione di proseguire gli incontri tecnici per il resto della settimana. Washington ha scelto di allentare la pressione economica su Teheran, consentendo anche la ripresa delle vendite di petrolio iraniano, mentre l’Iran ha mostrato apertura verso il possibile ritorno degli ispettori dell’Aiea incaricati di verificare il programma nucleare.
Il portavoce del ministero iraniano degli Esteri ha spiegato che durante i colloqui si è svolto un “breve colloquio” sul tema nucleare, precisando però che le due delegazioni si sono limitate a esporre le proprie posizioni e che nuovi confronti saranno affrontati successivamente, dopo l’attuazione di alcuni punti chiave del memorandum.
Il presidente statunitense Donald Trump, intervenendo con i giornalisti in serata, ha dichiarato: “Se l’Iran non rispetterà l’accordo o non si comporterà come dovrebbe, farò ciò che devo fare.
Con l’accordo abbiamo aperto Hormuz e garantito che Teheran non avrà mai armi nucleari“.
Anche il vicepresidente americano JD Vance ha espresso valutazioni positive sull’andamento del dialogo, affermando che i negoziatori “hanno fatto molti buoni progressi” e che le discussioni sono state “molto positive”. Secondo Vance, i negoziati tecnici tra le due delegazioni continueranno nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, mentre, nel frattempo, ha aggiunto il vicepresidente di Donald Trump, lo “Stretto di Hormuz è aperto“.
L’Iran ha inoltre annunciato la creazione di quattro gruppi di lavoro dedicati ai principali aspetti dell’accordo: la rimozione delle sanzioni, le questioni nucleari, la ricostruzione e lo sviluppo economico, oltre al monitoraggio e all’applicazione degli impegni raggiunti. La decisione è stata comunicata dai media iraniani, che hanno citato il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi e l’agenzia statale Irna. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian è atteso in Pakistan dopo i colloqui con gli Stati Uniti. Nel frattempo, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi ha evidenziato il ruolo della diplomazia regionale dichiarando: “L’instancabile mediazione pakistana e qatariota ha portato a progressi significativi per porre fine alla guerra in Libano”.
Colloqui Iran-Usa, tensioni per lo Stretto di Hormuz. Ghalibaf: “Lo amministreremo noi”
Nonostante i segnali di distensione emersi dal tavolo negoziale svizzero, nella notte sono arrivate nuove dichiarazioni da parte iraniana che hanno riacceso le tensioni sul controllo dello Stretto di Hormuz. Il capo negoziatore di Teheran, Mohammad Ghalibaf, ha annunciato infatti che lo Stretto sarà sottoposto alla gestione della Repubblica Islamica dell’Iran, sostenendo che l’area non tornerà alla situazione precedente al conflitto.
Secondo quanto riferito dai media di Stato iraniani, Ghalibaf ha dichiarato: “Hormuz non tornerà mai alle condizioni precedenti al conflitto e sarà amministrato dalla Repubblica Islamica dell’Iran, nel rispetto del Diritto internazionale”. La posizione espressa dal rappresentante iraniano crea un contrasto con il clima più collaborativo emerso durante i negoziati tra Washington e Teheran, nei quali erano stati registrati passi avanti sul fronte del nucleare e delle sanzioni economiche.
Lo Stretto di Hormuz, una delle principali rotte per il trasporto energetico mondiale, rimane quindi uno degli elementi più sensibili del confronto tra Iran e Stati Uniti. Mentre le trattative diplomatiche proseguono e i gruppi tecnici lavorano alla definizione dei prossimi passaggi, la gestione dell’area strategica potrebbe influenzare gli equilibri geopolitici ed economici dell’intera regione.
