Nel contesto delle tensioni geopolitiche che hanno interessato lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo, la navigazione commerciale è tornata a confrontarsi con condizioni operative eccezionali e ad alto rischio. In questo scenario si inserisce il transito della nave portarinfuse italiana Yasa Moon, diventato un caso emblematico di coordinamento tra operatori civili e forze navali internazionali.
Gps disattivato e radio spenta: come la nave italiana ha attraversato lo Stretto di Hormuz
Come riportato da Il Messaggero, per la portarinfuse Yasa Moon il transito attraverso lo Stretto di Hormuz ha assunto i contorni di una navigazione d’altri tempi: sistemi radio spenti, GPS disattivati e comunicazioni affidate esclusivamente alla posta elettronica.
Una condizione operativa insolita, quasi “fuori dal tempo”, resa necessaria da uno scenario di forte instabilità nell’area. La nave, battente bandiera delle Isole Marshall ma gestita in charter dalla società italiana d’Amico Società di Navigazione, pare abbia potuto completare il passaggio grazie a un supporto coordinato che ha di fatto riprodotto una scorta virtuale, garantita dalla Marina Militare italiana in collaborazione con la United States Navy, lungo un corridoio di navigazione monitorato nei pressi delle coste dell’Oman.
L’operazione si è inserita in una finestra temporale estremamente breve, aperta dopo l’intesa preliminare tra Stati Uniti e Iran e richiusa poco dopo a seguito di nuove tensioni regionali legate agli attacchi israeliani in Libano e alla conseguente decisione iraniana di interrompere nuovamente il transito nello stretto.
Coordinamento militare e uscita dal Golfo in sicurezza: come la nave italiana ha attraversato lo Stretto di Hormuz
Il 21 giugno 2026, d’Amico Società di Navigazione ha reso noto che il passaggio sicuro della Yasa Moon attraverso lo Stretto di Hormuz è stato coordinato dalla Marina Militare italiana insieme alla United States Navy, con un’azione congiunta scattata circa quarantotto ore dopo la firma dell’accordo preliminare tra Washington e Teheran. Secondo quanto comunicato dal gruppo armatoriale, si è trattato di una delle prime operazioni operative dell’area successiva all’intesa, con un ruolo centrale della componente navale italiana nel garantire sicurezza e coordinamento logistico.
La società armatoriale avrebbe espresso pubblicamente profonda riconoscenza per il supporto ricevuto, sottolineando il contributo continuo della Marina sin dalla chiusura dello stretto avvenuta il 4 marzo e, in particolare, nelle fasi decisive che hanno consentito l’uscita dal Golfo Persico in condizioni di sicurezza. Il coordinamento tra le due marine ha permesso di proteggere nave, equipaggio e carico in un contesto definito ad alta complessità. L’amministratore delegato Cesare d’Amico avrebbe inoltre evidenziato la disponibilità volontaria dei marittimi coinvolti e la sensazione di sicurezza garantita dalla presenza militare costante, aggiungendo che la successiva riapertura temporanea dello stretto ha confermato la tempestività dell’intervento, evitando ulteriori rischi legati a nuove interruzioni del traffico marittimo.
