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Impeachment, cos’è e come funziona

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L'impeachment è la procedura tramite cui mettere in stato di accusa il Capo dello Stato, per alto tradimento o violazione dei principi costituzionali.

Lo si da spesso per scontato, ma nella ripartizione dei ruoli definita dalla Costituzione italiana, al Presidente della Repubblica spetta un ruolo di fondamentale importanza: è il Capo dello Stato, garante dell’unità nazionale. La figura del Presidente della Repubblica emerge nei momenti di instaurazione di nuovi governi e nei momenti di crisi istituzionale: spetta a lui infatti nominare il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di quest’ultimo, tutti i Ministri. Ciò significa che, se non ritiene adatte le figure presentate dal Presidente del Consiglio, il Capo dello Stato può non nominarli ministri e richiedere che vengano avanzate nuove proposte. Le azioni del Presidente della Repubblica non sono però incontestabili: il Capo dello Stato può essere messo sotto accusa dal Parlamento in seduta comune, si tratta del cosiddetto impeachment.

Impeachment

L’articolo 90 della Costituzione italiana stabilisce la possibilità di mettere sotto accusa il Presidente dell Repubblica da parte del Parlamento.

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

Questo significa che, se il Parlamento ritiene che il Presidente della Repubblica abbia violato i precetti costituzionali, può, in seduta comune (Senato e Camera insieme), votare per metterlo in stato di accusa.

E’ questo che si intende quando si parla di impeachment.

Non spetta però al Parlamento giudicare l’effettiva colpevolezza del Presidente, deputato a tale funzione è l’organo garante del rispetto dei principi costituzionali in tutti gli atti di governo: la Corte Costituzionale.

Stato d’accusa, la procedura

Affinché il Presidente della Repubblica venga messo in stato d’accusa e si attivi la procedura necessaria a coinvolgere la Corte Costituzionale è necessario, prima di tutto, che un gruppo di parlamentari presenti una richiesta formale. Dopodiché si riunisce d’urgenza un comitato di 20 membri composto dai Presidenti di Camera e Senato e da Deputati e Senatori, nominati proporzionalmente alla rappresentanza parlamentare dei diversi partiti. Tale comitato ha il compito di valutare le accuse e decidere se archiviarle o proporle al Parlamento in seduta comune.

Nel caso in cui le accuse arrivino a essere discusse in Parlamento, affinché possano essere sottoposte al giudizio della Corte Costituzionale è necessario che la votazione ottenga la maggioranza assoluta.

Una volta che viene coinvolta la Corte Costituzionale, il Presidente della Repubblica è effettivamente in stato d’accusa.

La Corte Costituzionale, per poter deliberare sulla legittimità delle azioni del Capo dello Stato, deve integrare tra i suoi 15 componenti ordinari, altri 16 membri, che vengono estratti a sorte tra l’elenco dei cittadini eleggibili a Senatore (elenco redatto con le medesime modalità di nomina dei giudici costituzionali ordinari). Alla Corte si aggiungono inoltre i Commissari d’accusa, eletti dal Parlamento per sostenere le accuse a carico del Presidente della Repubblica.

Dopo aver effettuato indagini, interrogatori e udienze la Corte Costituzionale emette una sentenza inappellabile di assoluzione o destituzione del Presidente della Repubblica.

Nella storia dello Repubblica italiana, è successo più volte che il Capo dello Stato fosse messo sotto accusa, ma non è mai accaduto che venisse destituito dalla Corte Costituzionale.

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