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Imprese: Business International, 48% continuerà a implementare smart working

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Roma, 14 giu. (Labitalia) – In un’epoca di grande incertezza, ciò che davvero ha salvato la business continuity delle aziende italiane è indubbiamente stato lo smart working che, infatti, il 40% dei rispondenti indica come principale misura di contrasto adottata contro gli impatti del Covid-19 e su cui un ulteriore 25% degli intervistati ha dichiarato di voler puntare nei prossimi mesi, con un totale del 48% del campione considerato che ha ammesso di volerlo mantenere stabilmente come modello lavorativo anche per il futuro.

E’ quanto emerge dai dati raccolti nel report 'Business Leaders Survey', realizzato da Business International – Fiera Milano Media per analizzare il reale stato dell’arte dell’impresa italiana vista dai suoi manager di prima linea.

Ovviamente, poi, approfondendo l’analisi, anche gli aiuti governativi dedicati alla cassa integrazione straordinaria hanno avuto un ruolo importante nel superamento delle difficoltà, come conferma anche il 17,5% degli intervistati. Quello che però stona, rispetto a questo quadro resiliente, è il fatto che, se solo il 5,5% delle aziende ha rivelato di avere bloccato gli investimenti in questo periodo, dall’altra parte è possibile notare come le società abbiano preferito esternalizzare l’ottimizzazione dei propri processi operativi nel 10% dei casi, piuttosto che provare a puntare sull’innovazione, l’automazione e la robotizzazione dei propri servizi, su cui si è impegnato solo l’1% dei rispondenti.

Certo, non si può fare di tutta l’erba un fascio e di sicuro questi mesi hanno insegnato molto a tante realtà. A tal punto che, se sono il 6% degli intervistati ha dichiarato che la sua società ha cambiato il proprio modello di business per fronteggiare le criticità proposte dalla pandemia, nei prossimi mesi invece più del doppio delle realtà (13%) prevede questo intervento. Mentre gli intervistati che dichiarano di voler implementare soluzioni di robotizzazione e automazione salgono all’8,5% (+850%).

Al netto di questi positivi tassi di aumento, però, è evidente come questi valori siano ancora pressoché irrisori per consentire una reale ondata di cambiamento in grado di coinvolgere tutto il Paese che, comunque, guardando al futuro, nel 24% dei casi aziendali rilevati continuerà a focalizzare la propria attenzione sull’outsourcing anche nei prossimi mesi.

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