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Inchiesta Escort: procura chiede rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi è stato rinviato a giudizio nell'ambito dell'inchiesta Escort. Aiutato da Valter Lavitola, avrebbe corrotto Gianpaolo Tarantini, il quale ha dichiarato ai magistrati che il Cavaliere non si aspettava che quelle fossero prostitute.

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Inchiesta Escort: procura chiede rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi

Nuovo capitolo nell’ inchiesta Escort. Silvio Berlusconi e Valter Lavitola sono accusati di aver corrotto Gianpaolo Tarantini perché mentisse ai magistrati baresi, i quali stavano indagando sul giro di escort che venivano portate nelle abitazioni estive dell’ex premier tra il 2008 e il 2009, e sui suoi interessi riguardo la Finmeccanica. Ormai iniziano a passare diversi anni, ma sembra che prima o poi tutti i nodi vengano al pettine, tuttavia la difesa è certa di uscirne pulita.

Rinvio a giudizio

La Procura di Bari ha chiesto ufficialmente il rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi e Valter Lavitola, imprenditore e giornalista. La richiesta è avvenuta al termine della requisitoria nell’udienza preliminare, che è in corso addirittura dal 14 novembre 2014, nella quale l’ex presidente del Consiglio e Valter Lavitola sono imputati per induzione a mentire.

In particolare i pm Eugenia Pontassuglia e Pasquale Drago hanno richiesto che i due imputati vengano processati per aver pagato Gianpaolo Tarantini, affinché mentisse di fronte ai magistrati baresi sulle escort portate nelle residenze estive dell’ex premier fra il 2008 e il 2009 e sui suoi interessi in Finmeccanica.

Dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura e la discussione della parte civile costituita, la presidenza del consiglio dei ministri, l’udienza è stata rinviata al prossimo 25 ottobre per la difesa di Lavitola e al successivo 20 novembre per la discussione dei difensori di Berlusconi e per la decisione del gip.

Eugenia Pontassuglia aveva già coordinato l’indagine barese sulle escort, e oggi è alla Dna, la Direzione nazionale antimafia.

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Testimonianza corrotta

L’ipotesi accusatoria si basa in particolare sulle intercettazioni. Sembrerebbe proprio che Silvio Berlusconi, per il tramite di Lavitola, avesse pagato – fornendogli avvocati, un lavoro e denaro – l’imprenditore barese Tarantini perché mentisse ai pm che indagavano sulle escort, affermando che l’ex premier non immaginava che si trattava di prostitute. E ancora, perché tacesse i contatti con Finmeccanica e con l’allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ottenuti proprio grazie all’intervento del Cavalliere.

Ottimismo della difesa

L’avvocato difensore Niccolò Ghedini afferma che l’accusa sbaglia nel collegare una serie di aiuti che Berlusconi ha ritenuto di fare al signor Tarantini a dichiarazioni reticenti o false. L’altro legale del Cavaliere, l’avvocato Francesco Paolo Sisto, si dice molto fiducioso per un esito positivo.

Secondo lui Silvio Berlusconi ha già chiarito nel suo interrogatorio le ragioni di quei pagamenti, lontane anni luce da quello che si pensa di contestare. Sarà quindi facilissimo dimostrare che non vi sia mai stata alcuna interferenza da parte del Cavaliere Silvio Berlusconi, il quale non ha mai versato utilità a Tarantini perché rendesse dichiarazioni favorevoli a lui.

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