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Milano sotto la lente della giustizia: l’inchiesta urbanistica sui cantieri sta scuotendo il settore edilizio della città. Progetti bloccati, sequestri giudiziari e indagini su grandi interventi immobiliari mettono in luce una realtà in cui illegalità e incertezze normative impattano direttamente sul tessuto urbano e sulla vita dei residenti. Il cantiere di viale Papiniano 48, al centro delle indagini, è ormai simbolo della complessa battaglia tra norme urbanistiche, interessi economici e controllo giudiziario.
Viale Papiniano 48: un caso simbolo di illegalità e controllo giudiziario
Per i costruttori milanesi che abbiano fatto ricorso in modo improprio alla Scia, ristrutturazioni, piani attuativi o interventi nei cortili, la presunzione di buona fede non è più sostenibile. Questo principio si radica a partire dal febbraio 2024, quando la gip Daniela Cardamone ha per la prima volta sposato integralmente la linea della Procura di Milano su abusi edilizi e lottizzazioni abusive legate a torri e grattacieli. Da quel momento, tutti gli operatori del settore, così come i cittadini, hanno preso piena conoscenza delle indagini in corso e dei rischi legali connessi. Il Comune, con delibera del 23 febbraio 2024, ha orientato la propria attività urbanistica secondo le indicazioni dei giudici penali, imponendo un nuovo standard di attenzione e responsabilità. Come sottolinea la Procura, «un operatore economico esperto doveva nutrire ben più di qualche dubbio sulla legittimità del proprio titolo edilizio almeno dal febbraio 2024». Per tutto ciò che precede questa data, saranno i processi a determinare eventuali responsabilità.
“Non c’è buona fede”. Inchiesta Urbanistica Milano: sequestrato il cantiere di via Papiniano
La linea rossa dell’urbanistica milanese emerge chiaramente nel caso di viale Papiniano 48, dove il Tribunale del Riesame ha disposto nuovamente il sequestro preventivo del cantiere. Il progetto prevedeva una torre di dieci piani, con due interrati, in piena zona San Vittore, con appartamenti in vendita a due milioni di euro ciascuno, ricavata dalla demolizione di un magazzino autorizzato come ristrutturazione tramite Scia alternativa al permesso di costruire. I pm contestano che i costruttori Salvatore Murè e Mauro Colombo, «ben sapendo che il titolo edilizio non era idoneo», abbiano deliberatamente portato avanti i lavori traendo vantaggi economici.
Il Riesame ha respinto la tesi della «buona fede», evidenziando che la legge richiede un piano attuativo per ogni nuovo intervento significativo e che le «chiare e ribadite indicazioni» del Comune non possono essere interpretate in modo soggettivo dal privato. I giudici hanno confermato la gravità indiziaria dei reati contestati, mentre il cantiere tornerà sotto sequestro in attesa del ricorso in Cassazione. Come ha dichiarato a Il Giorno Filippo Borsellino del comitato Famiglie Sospese, «Ancora una volta sul cantiere di viale Papiniano 48 il pendolo giudiziario oscilla drammaticamente… Non possiamo più permetterci di restare nel limbo delle interpretazioni».
Residenti nel limbo: tra incertezze e blocchi di vita
Le conseguenze di questi intrecci giudiziari ricadono pesantemente sui cittadini che vivono nei pressi dei cantieri. Mutui sospesi, risparmi congelati, progetti di vita interrotti: i residenti si trovano di fronte a decisioni che oscillano tra dissequestri e sequestri, senza certezze sui tempi di completamento delle opere. Come evidenzia ancora Borsellino, «posizioni legittime entrambe, ma noi famiglie continuiamo ad essere le uniche a pagarne in prima linea le conseguenze». La mancanza di una normativa chiara e definitiva sull’interpretazione dei titoli edilizi lascia intere comunità in un vicolo cieco, costrette a convivere con cantieri fermi e l’incertezza sul futuro urbano dei loro quartieri.