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L’opinione di Fabrizio Capecelatro

Io mi indigno per le critiche sessiste alle nostre giornaliste che hanno messo la faccia a sostegno di Greta Beccaglia

E non stupisce che alcuni commenti, beceri, sessisti e ignoranti, siano scritti da donne, se nel frattempo Selvaggia Lucarelli su Domani sostiene che era Greta a essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.

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Non farò come il conduttore di Greta Beccaglia, Giorgio Micheletti, che – forse perché è rimasto spiazzato anche lui da quanto successo o perché, come ha detto lui stesso, “aveva paura che potesse avere delle reazioni che potevano essere negative per lei”, salvo poi “permetterle di reagire, se vuoi, non in diretta” (ma non aveva paura delle possibili conseguenze di una sua reazione?) – non se l’è presa e ha invitato la sua inviata a non farlo. Io, invece, me la prendo e invito le giornaliste e le collaboratrici che lavorano con me a indignarsi e prendersela per i commenti, beceri, sessisti e ignoranti, apparsi sotto al video che hanno voluto fare affinché non si abbassasse l’attenzione sul sessismo nel giornalismo dopo il caso di Empoli.

Dopo la molestia in diretta tv all’aspirante giornalista Greta Beccaglia si sono accesi i riflettori sul sessismo verso chi è mediaticamente esposto: attrici, giornaliste, conduttrici, politiche…tutte le donne di successo. Ma siamo convinti che la discriminazione verso le donne inizi molto prima di una vergognosa pacca sul culo: inizia quando sul divano, un po’ sghignazzando e un po’ rodendo di invidia, diciamo “chissà quella come ci è arrivata lì”. Inizia ogni volta che, senza sapere nulla, pensiamo che quella donna sia arrivata al successo non per la sua bravura, per le sue capacità, per il suo impegno e per i suoi sacrifici, ma per il suo aspetto fisico e, ancora peggio, per qualche favore sessuale elargito al potente di turno.

E siamo ugualmente convinti che questo atteggiamento e questo stupido pregiudizio continueranno a esserci dopo il caso eclatante di Greta Beccaglia, fortunatamente avvenuto in diretta tv in modo che nessuno potesse dire che non è vero. Per questo le donne della redazione di Contents Media hanno deciso di metterci la faccia, di spiegare in un video perché sono state scelte per il ruolo che ricoprono, hanno deciso di chiedere di non spegnere i riflettori sulla discriminazione sessuale e di ricordarsi di quanto accaduto alla loro collega prima di fare il prossimo commento sessista.

Fra tanti like, condivisioni e commenti a sostegno delle nostre giornaliste, sono ovviamente (ce lo aspettavamo) arrivati i soliti vergognosi commenti che non fanno altro che confermare che avevamo ragione: una parte del pubblico continuerà a giudicare le professioniste per il loro aspetto e non per le loro capacità e i loro sacrifici e continuerà a schernirle e insultarle perché donne. Come Domenico che scrive: “Be insomma belle sarete brave ma belle bisogna aspettare un pò” (rigorosamente con l’accento al posto dell’apostrofo); Gianfranco che risponde “povere verginelle mi fate pietà”; Roberto che aggiunge “cercate pure voi visibilità” e Ninni che fra le altre cose sostiene “…a che serve essere donna se non c’è un uomo che ti attenziona”.

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E non stupisce che fra questi commenti molti siano anche di donne, se nel frattempo su un giornale che ritiene di avere “l’ambizione di costruire insieme ai suoi lettori un destino differente da quello prodotto dalla somma di scelte ed errori passati” (così scriveva il direttore Stefano Feltri nel suo primo editoriale su Domani) Selvaggia Lucarelli firma un articolo in cui scrive: “Qui sta il problema: perché c’era Greta Beccaglia fuori da quello stadio dopo un derby e non un/una giornalista con esperienza adeguata alla situazione e al ruolo? Mancano forse giornalisti sportivi da inviare sul campo, in giornate magari più complesse di altre? Ve lo dico io: no”. No, non mancano, ma perché Greta non lo sarebbe? Perché è donna? Perché è giovane? Perché ad alcuni può piacere anche esteticamente?

In base a quale principio e con quale criterio la Lucarelli ritiene che Greta non avesse le competenze per essere lì? Perché, dice nel suo editoriale, “non stiamo parlando di una giornalista iscritta all’ordine e neppure di una professionista che lavora in questo campo da tempo (la stessa ventisettenne Beccaglia mi conferma di aver appena terminato i due anni per presentare domanda per il tesserino)”.

Innanzitutto se ha presentato, come lei scrive, i documenti per l’iscrizione all’albo dei giornalisti – elenco dei pubblicisti, vuole dire che ha fatto almeno 2 anni di collaborazione continuativa con una o più testate e quindi un po’ di esperienza l’avrà ormai fatta: la Lucarelli forse non ricorda che, per diventare pubblicisti, bisogna presentare articoli o servizi giornalistici realizzati nei due anni precedenti, altrimenti non ci si può inscrivere all’albo, e quindi è assolutamente normale e, anzi, necessario che si svolga attività giornalistica prima dell’iscrizione all’albo.

Eppure dovrebbe ricordarselo, visto che anche lei si è iscritta all’albo nel 2019 (3 anni fa), ma ha iniziato a pubblicare articoli sulla testata registrata Libero (sì, quella che ora insulta) nel 2002. Quindi anche lei in quegli anni – per citare il suo articolo – non aveva “esperienza adeguata alla situazione e al ruolo”? Eppure qualcuno le ha dato fiducia. E ora vuole relegare i giovani a situazioni e ruoli di secondo, terzo o quarto piano?

Senza considerare che si tratta di una tv locale, spesso con budget limitati, in cui probabilmente una lavoratrice con 2 anni di attività alle spalle ha più esperienza delle altre colleghe, visto che – com’è giusto che sia – le più esperte avranno tentato di andare in una realtà editoriale più grande. Ma d’altronde quante testate ha giustamente cambiato, per proprio interesse, Selvaggia Lucarelli negli anni?

Anche le persone che ci mettono la faccia nel nostro video sono molto giovani, fino a 24 anni, e non tutte sono già iscritte all’albo: alcune forse non lo saranno mai, perché oggi nel mondo del giornalismo esistono nuove figure, come le social media manager, (e dovrebbe saperlo bene lei che per anni è stata un’influencer, non essendo iscritta all’albo) e perché siamo una realtà internazionale con lavoratori provenienti dalla Spagna, dalla Francia e perfino dalla Colombia e dal Venezuela, dove l’Ordine dei giornalisti non esiste.

E allora chiedo a Camilla, Marina, Asia, Paola, Lisa, Chloé e Antonella di indignarsi insieme a me, ma lo chiedo anche a Francesco, Andrea, Antonio e Daniele per i commenti beceri e sessisti apparsi in calce al nostro video e anche per quelli pubblicati da altri giornalisti su altre testate che assomigliano molto a quelli che spesso si sentono dopo uno stupro: alla fine era la donna nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Io mi indigno a tal punto da dire, da giovane (la Lucarelli probabilmente non mi riterrebbe all’altezza del ruolo) direttore di questo giornale, che sono disposto a rinunciare a qualche fan sui social e perfino a qualche click (che per noi sono innanzitutto soldi con cui pagare gli stipendi e continuare a fare il nostro lavoro) e quindi invitare – d’accordo con il nostro editore – chi scrive quei commenti a evitare di seguirci e rivolgersi a qualche altro giornale, magari di quelli in cui la colpa viene sempre data alle donne.

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