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Teheran, Iran – Il governo iraniano ha ufficialmente manifestato il proprio disaccordo in merito a una risoluzione adottata dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Questa risoluzione, che condanna con fermezza la violenta repressione delle manifestazioni pacifiche, è stata approvata durante una riunione tenutasi a Ginevra. Il documento ha ricevuto il sostegno di 25 membri del consiglio, tra cui stati significativi come la Francia, il Giappone e la Corea del Sud.
Dettagli della risoluzione dell’ONU
Il Consiglio ha chiesto all’Iran di fermare gli arresti legati alle proteste e di adottare misure per prevenire violazioni dei diritti umani, come l’uso di esecuzioni extragiudiziali, le sparizioni forzate e le violenze di genere. Nonostante le crescenti pressioni internazionali, il governo iraniano ha accusato le potenze occidentali di non aver mai dimostrato un reale interesse per i diritti umani nel paese, sottolineando come le sanzioni imposte abbiano avuto un impatto devastante sulla popolazione iraniana negli ultimi dieci anni.
Dichiarazioni di Ali Bahreini
Ali Bahreini, ambasciatore iraniano presso l’ONU, ha dichiarato che durante gli scontri, un numero significativo di morti è stato causato da gruppi terroristici sostenuti da paesi come gli Stati Uniti e Israele. Secondo Bahreini, tra i 3.117 decessi ufficialmente riportati, 2.427 sarebbero stati causati da tali terroristi, supportati da potenze straniere. Ha definito ironico che stati con un passato di genocidi e crimini di guerra possano criticare l’Iran per la sua gestione sociale e dei diritti umani.
Il bilancio delle vittime e la situazione attuale
Fonti come l’Human Rights Activists News Agency (HRANA) hanno riportato un bilancio di almeno 5.137 morti durante le manifestazioni, con un’indagine in corso su altre 12.904 vittime. La rapporteur speciale dell’ONU per i diritti umani in Iran, Mai Sato, ha avvertito che il numero delle vittime potrebbe superare i 20.000, sebbene Al Jazeera non sia stata in grado di verificare in modo indipendente tali cifre. Il capo dei diritti umani dell’ONU, Volker Turk, ha avvertito che la brutalità in Iran continua a creare le condizioni per ulteriori violazioni dei diritti e instabilità.
La questione delle esecuzioni
Volker Turk ha evidenziato che le esecuzioni in Iran per reati di omicidio e droga sono proseguite, con un bilancio di almeno 1.500 esecuzioni nel solo 2026. Questo rappresenta un incremento del 50% rispetto all’anno precedente. Il professor Payam Akhavan, ex procuratore dell’ONU e presente durante la riunione, ha descritto queste uccisioni come il peggior massacro della storia contemporanea dell’Iran, paragonando il numero delle vittime a quello della strage di Srebrenica.
Il contesto di tensione geopolitica
La situazione in Iran è ulteriormente complicata dalla crescente tensione geopolitica. Gli Stati Uniti hanno minacciato un intervento militare qualora le violenze contro i manifestanti continuassero. Il presidente Donald Trump ha annunciato il dispiegamento della portaerei USS Abraham Lincoln nel Golfo Persico, accrescendo le preoccupazioni per un possibile conflitto. In risposta, i leader iraniani hanno dichiarato con fermezza che qualsiasi aggressione sarà considerata come una vera e propria dichiarazione di guerra.
Risposte del governo iraniano
Le autorità iraniane hanno continuato a rilasciare dichiarazioni provocatorie nei confronti degli Stati Uniti. Il nuovo capo delle forze aerospaziali dei Guardiani della Rivoluzione ha affermato che l’Iran risponderà sul campo di battaglia. Un alto funzionario giudiziario ha avvertito che gli interessi americani a livello globale saranno minacciati in caso di aggressione, evidenziando la determinazione dell’Iran a difendere la propria sovranità.