Venerdì 16 gennaio, all’istituto Einaudi a La Spezia, l’accoltellamento mortale di Abanoud Youssef da parte del compagno Zouhair Atif ha scatenato choc e mobilitazione nella città. L’episodio, descritto dal gip come caratterizzato da “peculiare brutalità” e “allarmante disinvoltura”, ha messo sotto i riflettori il dramma della violenza tra studenti e il ruolo dei docenti nella gestione immediata della tragedia.
La Spezia, studente accoltellato a morte: reazioni della comunità e lutto scolastico
La tragedia ha scatenato una forte mobilitazione tra gli studenti dell’istituto e della città. Circa un migliaio di ragazzi si sono riuniti di fronte alla scuola, portando fiori, lumini e messaggi in memoria del giovane. La protesta è presto diventata più vivace: “La scuola non doveva aprire oggi”, ha gridato una studentessa, accusando l’istituto di non aver prevenuto la tragedia.
Il corteo è proseguito attraverso le vie del centro storico, fermandosi in silenzio per un minuto in piazza del Bastione e raggiungendo infine il palazzo di giustizia, dove i familiari della vittima hanno incontrato la procura. Il cugino di Aba ha dichiarato: “Come famiglia chiediamo l’ergastolo, il massimo della pena. Questa vicenda deve diventare esempio per chiunque compia atti di questo genere”.
La comunità si prepara ora all’autopsia e ai funerali, che si terranno in Cattedrale per accogliere la grande partecipazione prevista.
La Spezia, studente accoltellato a morte a scuola. Il Gip: “Atif ha ucciso con brutalità e disinvoltura”
Le modalità con cui Abanoud Youssef è stato ucciso da Zouhair Atif sono state definite dal gip del tribunale di La Spezia come caratterizzate da “peculiare brutalità” e “allarmante disinvoltura”. Il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere per il diciannovenne marocchino al termine dell’udienza di convalida dell’arresto.
L’accusa principale è quella di omicidio aggravato dai futili motivi, ma il gip non esclude che possa emergere anche l’aggravante della premeditazione, dato che il coltello era stato portato a scuola.
Durante l’interrogatorio di garanzia, Atif avrebbe dichiarato di voler morire, ripetendo frasi come “Voglio morire, preferisco stare qui che a casa” e “Sono dispiaciuto”.
Il legale, Cesare Baldini, ha sottolineato ai cronisti come il giovane abbia un passato difficile, segnato da abbandono, isolamento e autolesionismo: “Tutto lascia pensare che ci sia spazio per una perizia psichiatrica. Per assurdo, oggi la misura cautelare in carcere è la soluzione che meglio può proteggerlo da se stesso”. Atif avrebbe inoltre sostenuto di aver portato il coltello per difendersi da presunte minacce, negando precedenti episodi simili.