Nella cornice della proiezione del biopic Michael, diretto da Antoine Fuqua, la cantante Loredana Bertè ha ricordato con naturalezza un episodio poco noto al grande pubblico: un breve legame affettivo con Jermaine Jackson e i rapporti con la famiglia Jackson durante gli anni d’oro. La riflessione è nata mentre attendeva l’inizio del film interpretato da Jaafar Jackson, figlio di Jermaine e sullo schermo per il suo debutto cinematografico, e ha offerto uno spunto personale che integra l’impatto artistico della pellicola.
Le immagini e la colonna sonora del film hanno riacceso ricordi che Loredana ha condiviso in forma diretta, citando episodi come la permanenza a Encino, i posti riservati a Torino e la possibilità di vivere il dietro le quinte insieme a figure come Quincy Jones. Quel mix di memoria privata e celebrazione pubblica permette di vedere il racconto biografico da due prospettive: quella cinematografica e quella di chi ha incrociato davvero la strada di un mito.
Un rapporto personale con la famiglia Jackson
Il legame di Loredana Bertè con i Jackson non è stato soltanto professionale: durante il periodo in cui i Jackson 5 vivevano e lavoravano negli Stati Uniti, lei ha avuto modo di conoscere da vicino i membri della famiglia. In particolare, la relazione con Jermaine Jackson è stata molto breve ma intensa, tanto che la cantante ricorda di essere stata fidanzata circa dieci giorni mentre si trovava a Encino.
Quelle giornate rimangono significative perché aprivano uno squarcio sulla routine di una famiglia che, pur abituata ai riflettori, conservava dinamiche domestiche complesse.
Vita on the road e abitudini di lavoro
Tra i ricordi narrati emerge la convivenza durante la promozione di un singolo italiano: la cantante parla del comune viaggio su tour bus e della convivenza forzata delle giornate di lavoro. Ricorda che Michael, anche allora, era dedito allo studio e alla preparazione, spesso impegnato con spartiti, coreografie e dettagli tecnici, mentre gli altri approfittavano della vita notturna fino all’alba. Questo contrasto tra disciplina artistica e svago mostra il lato umano del percorso che avrebbe trasformato un ragazzo dei Jackson 5 nel Re del Pop.
Il film ‘Michael’ e la sua lettura della vita artistica
Il biopic Michael si propone di ripercorrere la traiettoria artistica dell’interprete, dal successo nei Jackson 5 fino alle vette soliste, includendo tappe fondamentali come la collaborazione con Quincy Jones e la produzione di album che hanno fatto la storia. Interpretato da Jaafar Jackson e completato da un cast che comprende Miles Teller, Colman Domingo e Nia Long, il film esplora sia la dimensione pubblica delle performance che gli aspetti privati e controversi della vita di Michael Jackson, offrendo una visione ampia e, in parte, intima della sua eredità artistica.
Attrattive e critiche della pellicola
Tra i punti sottolineati da chi ha visto il film, compresa Loredana Bertè, emergono la fotografia e l’interpretazione di Jaafar Jackson come elementi di grande impatto emotivo; al tempo stesso sono state sollevate perplessità su scelte tecniche come il doppiaggio in italiano che, secondo alcuni spettatori, attenua la forza della voce originale. Il film è uscito in sala il 22 aprile 2026 e ha avuto programmazioni localizzate, ad esempio al Cinema Adriano di Firenze dal 14 al 20 maggio 2026 e in diverse repliche in altre sale come il Palladio con date del 22 e 24 maggio 2026.
L’eredità artistica e il ricordo personale
Guardando oltre il racconto cinematografico, le parole di Loredana Bertè riportano alla luce la complessità della figura di Michael Jackson: un artista dalla disciplina straordinaria, capace di trasformare dolore e ambizione in performance che hanno segnato la cultura pop. Il film affronta anche momenti difficili della sua vita privata, comprese le tensioni familiari e la tragica scomparsa del 25 giugno 2009, contribuendo a delineare un ritratto che mescola successo globale e fragilità umane.
Nel complesso, il racconto diretto di chi ha incrociato i Jackson sul palco e dietro le quinte si integra con la rappresentazione cinematografica per offrire al pubblico punti di vista molteplici: la dimensione artistica, le relazioni personali e la memoria collettiva che continua a interrogarsi sull’impatto di una figura come quella di Michael Jackson.