L’assemblea di Mps ha consegnato un risultato netto: la lista promossa da Plt Holding, che aveva ricandidato Luigi Lovaglio, ha raccolto circa il 49,9% dei voti, prevalendo sulla proposta del consiglio uscente e su quella di Assogestioni. L’evento si è svolto in una giornata lunga e caratterizzata da interventi accesi, con la partecipazione di circa il 65% del capitale sociale, segnalando quanto fosse alta la posta in gioco.
In sala sono emerse reazioni forti: applausi per l’ex amministratore delegato, critiche al board uscito e una tensione che ha segnato ogni fase del voto.
Numeri e alleanze che hanno deciso il verdetto
Il successo della lista Tortora-Lovaglio è stato trainato da convergenze decisive: Delfin si è schierata con Plt Holding con il suo 17,5% e Banco Bpm ha apportato un ulteriore 3,7%, mentre quote importanti sono arrivate da fondi internazionali e investitori istituzionali come Norges Bank e BlackRock.
La lista presentata dal cda ha raccolto intorno al 38,79% e ha trovato nel gruppo Caltagirone una delle sue colonne con circa il 13,5% del capitale a sostegno. La terza lista, quella di Assogestioni, ha ottenuto il 6,94%: il risultato porta a un consiglio di amministrazione composto da 15 membri, con 8 seggi assegnati a Plt Holding, 6 alla lista del board e 1 alla minoranza dei gestori.
Composizione del nuovo consiglio
La nuova squadra che guiderà Mps include nomi indicati dalle tre liste: tra i rappresentanti di Plt Holding spiccano Luigi Lovaglio e il candidato alla presidenza Cesare Bisoni, insieme a figure come Flavia Mazzarella e Livia Amidani Aliberti. Dalla lista del cda entrano, tra gli altri, Nicola Maione e Fabrizio Palermo, oltre a banchieri noti come Corrado Passera e Carlo Vivaldi. Per Assogestioni è stata confermata la presenza di Paola De Martini. La ripartizione dei seggi riflette un equilibrio articolato che renderà il board eterogeneo e chiamato a trovare rapidamente linee condivise.
Le decisioni assembleari e i punti politici
Oltre alla votazione sulle liste, l’assemblea si è espressa su temi tecnici e strategici: è stato approvato a larga maggioranza il bilancio e la destinazione dell’utile, così come la politica di remunerazione. Ampliata la composizione del board a 15 membri e approvata la previsione di due vicepresidenti, mosse che rafforzano la governance e incidono sulla struttura di presidio delle deleghe. È stata respinta, con percentuali robuste, l’azione di responsabilità proposta da alcuni azionisti: la bocciatura testimonia come gli investitori abbiano preferito concentrare lo sforzo sul rilancio operativo piuttosto che sul contenzioso interno.
Clima in assemblea e reazioni degli stakeholder
La giornata ha visto momenti di forte partecipazione emotiva: molti piccoli azionisti e dipendenti hanno manifestato apprezzamento per Lovaglio, celebrandone il ruolo nel processo di risanamento della banca. Contemporaneamente, la Fondazione Mps ha espresso perplessità sulla gestione passata, scegliendo di astenersi sul voto di governance pur approvando il bilancio. A livello di grandi investitori, la decisione di Delfin è stata il fattore determinante che ha spostato gli equilibri, confermando come nelle assemblee bancarie il peso delle holding e delle casse sia spesso il discrimine tra vittoria e sconfitta.
Il programma di mandato e gli obiettivi dichiarati
Al centro del discorso di Lovaglio resta il progetto industriale che guarda all’integrazione con Mediobanca e alla creazione di valore per gli azionisti. Il piano rilanciato prevede l’obiettivo di raggiungere circa 9,5 miliardi di ricavi e di distribuire fino a 16 miliardi di dividendi nell’arco di un periodo pluriennale, cifre che vengono presentate come il fulcro della strategia di crescita. Sul fronte delle partecipazioni, la presenza rilevante di Mps in Generali è stata definita dallo stesso Lovaglio come un elemento “nice to have”: la priorità, ha ribadito, rimane il business bancario e l’esecuzione del piano.
Prime mosse e prospettive operative
Il nuovo consiglio dovrà rapidamente attribuire le deleghe al ceo, nominare il presidente e i vicepresidenti e avviare l’attuazione del programma. L’aspettativa è che nei prossimi giorni il board si trovi per definire ruoli e scelte operative, misurando la capacità di sintesi tra le diverse anime emerse dall’assemblea. L’esito elettorale consegna a Lovaglio una maggioranza relativa e una responsabilità chiara: trasformare il consenso raccolto in risultati tangibili per la banca e i suoi stakeholder.