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Mazzette all'obitorio di Saronno, emesse dieci misure cautelari

Dieci misure cautelari eseguite dai Carabinieri

Mazzette all'obitorio di Saronno per corruzione di incaricato di pubblico servizio, peculato, furto, truffa e falsità ideologica commessa da ufficiale

Blitz in provincia di Varese e presunte mazzette all’obitorio di Saronno, emesse dieci misure cautelari.

Secondo la direttrice dell’indagine aziende di pompe funebri e dipendenti sarebbero stati in presunta combutta per orientare il parenti del morti e pilotare un lucroso giro di affari. La procura di Busto Arsizio ha richiesto e ottenuto dieci misure di custodia cautelare per ipotesi di reato che vanno dalla truffa al peculato. 

Mazzette all’obitorio di Saronno

Ad operare i Carabinieri della Compagnia di Saronno con in mano un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Busto Arsizio Tiziana Landoni su richiesta della magistratura.

Ecco la natura delle misure riassunta da Il Giorno: un arresto, un arresto ai domiciliari, due divieti di esercizio di professione medica, quattro divieti di esercitare l’attività di impresario funebre, due sospensioni dall’esercizio delle mansioni di addetto all’obitorio con divieto di concludere contratti di lavoro con la pubblica amministrazione. 

Quali soni i reati contestati dalla Procura

E il bouqet di ipotesi di reato? Corruzione di incaricato di pubblico servizio, peculato, furto, truffa e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale.

Dopo verifiche, intercettazioni. riscontri documentali, escussioni e pedinamenti scattati dopo alcune segnalazioni è emerso il quadro. Secondo lo stesso, che è di parte, “quattro titolari di onoranze funebri, disgiuntamente tra loro, elargivano somme di denaro in favore di alcuni dipendenti (uno di questi colpito da misura in carcere) dell’obitorio dell’ospedale di Saronno al fine di orientare i parenti dei defunti alla scelta dell’impresa cui affidare il servizio funebre, ottenere informazioni, effettuare trattamenti di vestizione e tanatocosmesi sulle salme quando non previsto”.

Tutto questo con episodi inquietanti per cui alcuni degli indagati “ottenevano di mostrare le salme ai congiunti anche quando queste risultavano positive al Covid-19”.