In seguito alla sequenza di scosse politiche che ha coinvolto l’esecutivo tra il 28 e il 29 marzo 2026, la premier Giorgia Meloni ha aperto una fase di riflessione sulla composizione della squadra di governo. I fatti che hanno accelerato il dibattito interno includono la bocciatura referendaria, le dimissioni di figure come Daniela Santanchè, Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi e il recente arresto preventivo di 91 anarchici, episodio su cui la premier ha ribadito che il decreto sicurezza “funziona”. In questo contesto il ruolo del Quirinale e delle alleanze politiche assume un peso determinante nel determinare se le modifiche saranno contenute o più profonde.
La premier, secondo fonti attendibili, punta a evitare il logoramento personale e della maggioranza: durante un incontro informale con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani ha cercato di compattare la coalizione senza tuttavia fornire indicazioni definitive. L’opzione di un voto anticipato è stata valutata come un rischio dagli alleati, mentre la prospettiva preferita da molti fedelissimi resta il proseguimento fino a fine legislatura, con misure per recuperare consenso e l’accelerazione dell’iter per una nuova legge elettorale.
Le opzioni sul tavolo
Nel lavoro di squadra che anima i piani alti del governo, il termine rimpasto copre scenari diversi: da un riassetto light, limitato a poche sostituzioni e redistribuzioni di deleghe, a un rimpasto più sostanzioso che potrebbe cambiare l’equilibrio tra gli alleati. Al centro delle valutazioni ci sono anche i sondaggi: l’analisi di Pagnoncelli pubblicata dal Corriere della Sera segnala un calo di Fratelli d’Italia di circa un punto in un mese, con il 3% attribuito a Futuro nazionale, dato che potrebbe avere impatti concreti sull’aggregazione del centrodestra.
Nomine possibili e criteri
Per la sostituzione al Turismo, vacante dopo le dimissioni di Daniela Santanchè, si valuta un profilo tecnico vicino all’area: tra i candidati in pole position emerge il nome di Alessandra Priante, presidente dell’Enit, indicata come possibile soluzione transitoria. Altri ruoli chiave, come le deleghe al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e alla direzione della giustizia dopo l’uscita di Andrea Delmastro, potrebbero essere riallocati: nel dibattito si fanno i nomi di Francesco Paolo Sisto e di Andrea Ostellari, con alternative che includono nuovi sottosegretari come Sara Kelany, Ciro Maschio o Carolina Varchi.
Le implicazioni per la maggioranza
Il Colle, rappresentato dal presidente Sergio Mattarella, segue la vicenda con attenzione: la regola è evitare scossoni inutili in una maggioranza numericamente solida, soprattutto in una fase internazionale complessa. Una sostituzione secca di Santanchè sarebbe gestibile, ma una ristrutturazione più ampia della squadra governativa richiederebbe al Quirinale una lettura attenta della stabilità della coalizione. Il rischio, temono alcuni nei palazzi, è che un rimpasto di connotazione troppo politica apra lo spazio a rivendicazioni tra gli alleati, con la Lega potenzialmente pronta a chiedere ministeri chiave come il Viminale.
Sondaggi, comunicazione e calendario
Oltre alle nomine, la maggioranza si confronta su due priorità immediate: una batosta da comunicare e una strategia per recuperare consenso. Tra le proposte circola l’idea di una ricetta di misure che possa invertire la tendenza nei sondaggi, accompagnata da un’accelerazione del processo per una nuova legge elettorale. Sul fronte interno si registrano tensioni comunicative anche sui canali informali: voci non ufficiali raccontano di chat mute e imbarazzi dopo le dimissioni, piccoli segnali che fotografano il clima di incertezza nella coalizione.
Scenari e conclusioni
In conclusione, la leadership di Giorgia Meloni sembra orientata a gestire la fase con prudenza, evitando decisioni impulsive e mirando a preservare la maggioranza fino alla fine della legislatura. Restano aperte molte incognite: la profondità del rimpasto, la gestione delle deleghe sensibili, le contropartite richieste dagli alleati e l’effetto dei prossimi sondaggi sul morale dei partiti. Nel frattempo, nomi tecnici e politici circolano nelle stanze del potere, ma la parola definitiva, come spesso accade, sarà pronunciata al Quirinale o nelle prossime riunioni di vertice del centrodestra.