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Niccolò Bettarini: l’intercettazione sull’aggressione

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Secondo alcune intercettazioni del giovane Bettarini, i suoi aggressori sarebbero stati "gonfiati come prugne" in carcere.

I capi della curva dell’Inter sono venuti da me in ospedale, e mi hanno detto che hanno dato l’ordine di far picchiare i miei aggressori a San Vittore, li hanno fatti gonfiare come le prugne sia dagli sbirri che da quelli dentro”.

Niccolò Bettarini rivela così ad un amico, attraverso il telefono, la visita ricevuta dai tifosi interisti, e la confidenza che gli è stata fatta.

La confidenza ad un amico

Il giovane figlio di Simona Ventura e di Stefano Bettarini lo scorso 1 luglio ha subito un’aggressione fuori dalla nota discoteca milanese “Old Fashion”. Una aggressione che oltre ad essere condotta con calci e pugni aveva visto l’uso anche di un coltello, e che aveva lasciato il giovane figlio d’arte in pericolo di vita.

L’intercettazione parte dell’inchiesta

L’intercettazione risale al periodo in cui il giovane era in ospedale, ed è inserita tra i materiali dell’inchiesta che vede indagate quattro persone con l’accusa di tentato omicidio: Andi A, 29 anni, Albano J, 24 anni, Davide C., 29 anni, Alessandro F., 24 anni. Quest’ultimo gestisce un bar frequentato anche da militanti della destra estrema.

La versione di Bettarini su quella sera

Tra le intercettazioni pubblicate, ve ne è anche una in cui il giovane figlio della Ventura racconta la sua versione su ciò che è accaduto quella sera: “si avvicina sto ‘albanollo’ e mi dice ‘tu c’hai gli orecchini come i miei (…) mi ha dato il buffettino in faccia, io gli ho dato un cartone (…) e poi boh me ne sono trovati quindici addosso (…) da lì non ho più capito niente”.

Così il giovane descrive i momenti immediatamente precedenti all’aggressione, rivelando alcuni particolari che fino ad oggi non erano ancora emersi.

Pestato perchè riconosciuto

Infatti immediatamente dopo l’aggressione si pensava che il gruppo degli aggressori avesse puntato Stefno Bettarini perchè riconosciuto come il figlio della Ventura. “Ti abbiamo riconosciuto, sei il figlio di Bettarini, ti ammazziamo”. Questa, da quanto riportato agli inquirenti sarebbe la frase pronunciata da uno dei quattro aggressori.

Una frase che aveva ovviamente lasciato pensare che il motivo del pestaggio fosse casuale, ma che si arricchisce ora di qualche elemento in più, utile per capire le dinamiche dell’accaduto.

L’accusa di tentato omicidio

Il Gip ha disposto che nei confronti di tutti e quattro i fermati si procedesse con l’accusa di tentato omicidio. Gli imputati hanno in questi giorni fatto tutti richiesta di procedere tramite rito abbreviato.

In particolare il legale di Alessandro Ferzocco, Mirko Perlino, ha fatto richiesta per il rito abbreviato, condizionato alla testimonianza che Bettarini dovrà rendere in aula, e alla acquisizione della sua cartella clinica

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