La Procura generale di Milano ha concluso le verifiche sulla domanda di grazia relativa a Nicole Minetti, confermando la solidità del quadro probatorio già acquisito e l’assenza di nuovi elementi rilevanti. Nel fascicolo, trasmesso al Ministero della Giustizia, viene inoltre ribadita l’infondatezza delle notizie di stampa che avevano originato ulteriori approfondimenti. Parallelamente, i legali di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani hanno annunciato azioni risarcitorie contro alcune testate e programmi televisivi per la diffusione di informazioni ritenute non veritiere.
Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani dopo il parere sulla grazia: “Ora chiediamo i danni”
Come riportato dal Corriere, la Procura generale di Milano ha concluso gli accertamenti sul caso legato alla domanda di grazia di Nicole Minetti, trasmettendo al Ministero della Giustizia le risultanze delle verifiche. Nel documento viene ribadito che le informazioni diffuse da parte della stampa all’origine dell’approfondimento non trovano riscontro nei fatti.
In particolare, viene riportato che dagli accertamenti svolti: “Risulta che i fatti riportati nelle notizie di stampa dalle quali ha tratto origine il presente supplemento di attività non corrispondono al vero e che non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito“.
La Procura sottolinea inoltre l’assenza di qualsiasi elemento nuovo o critico rispetto al materiale già esaminato, confermando quindi l’impianto precedente relativo alla richiesta di grazia, poi concessa dal Presidente della Repubblica.
Nella relazione viene evidenziato anche che non emergono procedimenti pendenti o segnalazioni di reato in contesti esteri, né in Uruguay né in Spagna, a carico di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani. Vengono inoltre smentite, sulla base di riscontri testimoniali e atti di indagine, le ricostruzioni relative a presunte condotte personali riportate in origine da alcune fonti giornalistiche.
Come riportato dall’Ansa, sul fronte giudiziario e mediatico, la posizione dei legali dei due interessati si traduce ora in una serie di iniziative risarcitorie. Gli avvocati hanno comunicato di aver avviato azioni civili nei confronti di diverse testate e programmi televisivi, ritenendo lesivo il racconto mediatico della vicenda. In particolare, viene contestato il ruolo de Il Fatto Quotidiano e delle trasmissioni Report ed È sempre Cartabianca. Viene annunciato che “Oggetto delle prime richieste risarcitorie sono: oltre cinquanta articoli pubblicati anche nelle rispettive edizioni online dalla testata ‘Il Fatto Quotidiano’, le trasmissioni ‘È sempre Cartabianca’ andata in onda su Rete 4 in data 28.04.2026 e ‘Report’, trasmessa su Rai 3 il 3.05.2026“.
La linea difensiva ribadisce anche l’assenza di criticità sul piano giudiziario internazionale e sulle ricostruzioni circolate nel dibattito pubblico. I legali parlano di un danno significativo, soprattutto in relazione alla posizione del minore coinvolto, e confermano la volontà di proseguire con ulteriori azioni in tutte le sedi competenti.
Il Fatto Quotidiano replica alla Procura: “Curioso non aver sentito la testimone”
Il direttore de Il Fatto Quotidiano, Peter Gomez, ha commentato le conclusioni della Procura generale di Milano sulle verifiche relative alle notizie pubblicate, sottolineando come il quadro emerso non tenga conto della fonte originaria delle informazioni. “Prendiamo atto che le notizie che abbiamo raccontato non vengono considerate vere senza sentire la fonte da cui provengono. Curioso“, ha affermato stando a quanto riportato dall’Ansa, evidenziando inoltre la questione della mancata attivazione di una rogatoria internazionale.
Nel suo intervento, Gomez ha aggiunto che senza rogatoria non sarebbe stata ascoltata la testimone da cui era partita parte della ricostruzione giornalistica, la massaggiatrice intervistata in precedenza dalla testata. Sul punto, la Procura generale di Milano ha comunque chiarito alcuni elementi centrali del caso, precisando che “contrariamente a quanto riportato sul Fatto Quotidiano risulta che il decesso in circostanze non chiare non riguarda il legale dei genitori del figlio adottivo, ma si tratta del legale di quest’ultimo, favorevole alla adozione“. È stato inoltre ribadito che nel procedimento non vi fu contenzioso, poiché “non vi è stata alcuna battaglia legale, non essendosi costituiti i genitori naturali” e risultando la madre biologica “da sempre irreperibile“.