La vicenda di Abderrahim Fakir continua a suscitare forte dibattito, con nuove dichiarazioni che cercano di fare chiarezza sull’operato dei soccorritori e delle forze dell’ordine. La Croce Rossa Italiana ha voluto precisare le proprie azioni durante l’intervento, mentre il sindacato di polizia Sap ha annunciato di voler procedere legalmente contro il sindaco di Bologna, Matteo Lepore.
L’intervento della Croce Rossa Italiana
I volontari della Croce Rossa Italiana sono intervenuti con manovre di rianimazione cardiopolmonare e defibrillatore per tentare di salvare Abderrahim Fakir. La Croce Rossa ha precisato che queste operazioni sono state eseguite dal momento in cui è stato possibile intervenire fino all’arrivo dell’automedica contrariamente a quanto riportato da alcuni organi di stampa.
L’equipaggio ha utilizzato il defibrillatore (DAE) di cui è dotato, che è stato poi consegnato ai magistrati.
Le fasi dell’intervento non sono visibili nel video inizialmente diffuso, ma si evincono da altri video mostrati successivamente, ad esempio l’edizione serale del Tg5 di lunedì 20 luglio. La Croce Rossa ha espresso cordoglio e vicinanza alla famiglia di Fakir e totale disponibilità a collaborare con gli inquirenti e l’Ausl per fare piena chiarezza sulla vicenda.
Le accuse del Sap contro il sindaco Lepore
Il sindacato di polizia Sap ha annunciato di aver dato mandato all’avvocato Valter Biscotti per denunciare il sindaco Lepore. Secondo il segretario generale del Sap, Stefano Paoloni, la manifestazione convocata dal sindaco il 20 luglio è stata un atto irresponsabile e ha portato al ferimento di oltre 60 poliziotti. Il Sap offrirà patrocinio gratuito agli agenti feriti per tutelarli in relazione al danno patito.
Paoloni ha sottolineato che la decisione del sindaco non può essere scevra da responsabilità, non solo per le devastazioni causate alla città, ma soprattutto per i numerosi feriti conseguenti ai disordini di piazza. Ha ribadito che il diritto alla salute durante il servizio e la sicurezza sul posto di lavoro nonché il rispetto della dignità, sono valori imprescindibili anche per chi veste una divisa.
Le testimonianze degli agenti
Un agente del Reparto Mobile di Bologna, tra i 64 feriti durante gli scontri, ha descritto la situazione come una guerriglia urbana. Ha raccontato che inizialmente la situazione era tesa ma gestibile, fino a quando non si sono infiltrati personaggi dei centri sociali che hanno preso il sopravvento, scatenando violenza contro le forze dell’ordine. L’agente ha spiegato che la situazione era incontenibile e che ha dovuto sparare oltre cinquanta lacrimogeni per cercare di gestire la situazione.
Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha espresso la convinzione che le bodycam renderanno chiarezza e giustizia sul legittimo intervento degli operatori delle forze dell’ordine. Ha augurato che le bodycam vengano utilizzate il meno possibile, ma che rappresentino un passo in avanti per la sicurezza.
La vicenda continua a essere oggetto di indagini da parte della Procura, che sta lavorando per fare chiarezza su quanto accaduto. Nel frattempo, le polemiche e le accuse continuano a suscitare dibattito e riflessione sull’operato delle istituzioni e delle forze dell’ordine.
