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Omicidi-suicidi: cause e segnali d'allarme secondo la psichiatra Tiziana Corteccioni

Omicidi-suicidi: cause e segnali d'allarme secondo la psichiatra Tiziana Corteccioni

Negli ultimi giorni si sono verificati diversi casi di omicidi-suicidi. La psichiatra Tiziana Corteccioni spiega i meccanismi psicologici che portano a questi gesti estremi e i segnali da non ignorare

Negli ultimi giorni l’Italia è stata scossa da una serie di tragici eventi di omicidio-suicidio. Da Pietralata a Finale Ligure, queste vicende hanno lasciato tutti senza parole, suscitando domande su cosa possa spingere una persona a compiere gesti così estremi. Per comprendere meglio queste dinamiche, abbiamo intervistato la dottoressa Tiziana Corteccioni, psichiatra e psicoterapeuta, che ci ha illustrato i fattori psicologici e sociali che possono portare a simili tragedie.

Omicidi-suicidi: un fenomeno amplificato dai media?

La dottoressa Corteccioni inizia spiegando che la grande visibilità mediatica può far sembrare questi eventi più frequenti di quanto non siano. “Sono episodi che colpiscono perché non hanno una spiegazione immediata” afferma. Spesso conosciamo solo l’epilogo l’omicidio e il suicidio, ma non i fattori scatenanti o la sofferenza pregressa che li ha portati a compiere questi gesti.

Il mito del raptus e le vere cause degli omicidi-suicidi

Quando si parla di omicidi-suicidi, si tende spesso a parlare di follia o raptus. Tuttavia, la dottoressa Corteccioni chiarisce che “il raptus è un mito consolatorio per chi guarda da fuori”. Nella maggior parte dei casi, dietro questi gesti ci sono fattori economici la sensazione di aver perso tutto, conflitti familiari o contesti di violenza e controllo prolungati.

“Chi compie quel gesto matura la percezione angosciante che la propria situazione sia irreversibile” spiega la psichiatra.

L’aiuto patologico: quando uccidere diventa un gesto di ‘salvataggio’

Uno degli aspetti più inquietanti di questi eventi è il meccanismo psicologico che porta a uccidere una persona cara prima di togliersi la vita. La dottoressa Corteccioni parla di ‘aiuto patologico’“In presenza di depressioni gravi o manifestazioni psicotiche, si innesca una dinamica agghiacciante. Nella mente di chi sta male, uccidere la persona vicina non viene vissuto come un crimine ma come un’estrema forma di salvataggio: l’idea distorta di sottrarla a una vita drammatica che non potrà più cambiare”.

I segnali invisibili da non ignorare

Spesso, familiari e conoscenti dicono: “Sembrava tranquillo, non avevamo capito”. Ma quali sono i segnali d’allarme che rischiamo di ignorare? Secondo la dottoressa Corteccioni, il segnale principale è il progressivo isolamento il chiudersi del tutto in se stessi. “La socializzazione e la parola sono i primi fattori protettivi: finché una persona parla e si confida mantiene un aggancio con la realtà. Quando smette di farlo la situazione diventa critica”.

Cosa fare per spezzare il silenzio?

Chi sta accanto a una persona in forte sofferenza cosa deve fare concretamente per spezzare questo silenzio? La dottoressa Corteccioni è chiara: “Non minimizzare mai e non aspettare che sia l’altro a chiedere aiuto. Bisogna offrire una presenza chiara e concreta, dicendo esplicitamente: ‘Vedo che stai male, io ci sono’. E soprattutto guidare la persona verso professionisti specializzati, perché da soli o in ambito familiare certe spirali non si possono gestire”.

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