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Omicidio Civitanova, il datore di lavoro di Ferlazzo: “L’ho cacciato per uno scatto d’ira”

Dopo il terribile omicidio di Civitanova parla il datore di lavoro di Filippo Ferlazzo che lo aveva in squadra fino ad un giorno prima: “L’ho cacciato”

Filippo Ferlazzo durante l'aggressione mortale

Sul terribile omicidio di Civitanova arriva la testimonianza al Corriere della Sera del datore di lavoro di Filippo Ferlazzo che rivela: “L’ho cacciato per uno scatto d’ira”. Il 58enne di Recanati Stefano Cesca è il titolare della fonderia di alluminio dove aveva prestato opera l’omicida di Alika Ogorchukwu, la Steve Stampi.

Lì fino a pochi giorni fa assieme ad altri sei operai lavorava Filippo Ferlazzo, da venerdì in carcere ad Ancona, accusato dell’omicidio di Ogorchukwu. 

Parla il datore di lavoro di Filippo Ferlazzo

Cesca non dice che si aspettava una cosa del genere ma ammette: “A pensarci bene, il giorno prima c’era stato un precedente”. Poi spiega: “Giovedì qui in fabbrica ha avuto un’esplosione d’ira: da giorni mi veniva dietro in preda all’ansia per chiedermi di rinnovargli il contrattino di un mese che sarebbe scaduto il 31 luglio.

E io gli dicevo: stai tranquillo, non c’è fretta, ne parliamo quando scade. Ma lui, all’improvviso, ha dato un calcio terribile alla porta del mio ufficio e poi è rimasto là fuori in silenzio, balbettando qualcosa mentre mi fissava”. 

“Nessuna paura, ma mi avevano avvisato”

Cesca spiega di non aver avuto paura: “Io sono forte, robusto, lavoro in fonderia da una vita e mi sono sempre saputo difendere. Non vede? Ho muscoli, tatuaggi, piercing ovunque, gli ho detto a brutto muso: ora calmati, vai a casa e torna lunedì.

E l’ho cacciato”. E sul contratto? “Si, glielo avrei rinnovato, l’ho detto anche oggi al mio commercialista, perché Filippo era un operaio bravo, affidabile, ci teneva a questo lavoro. Si era presentato un mese fa qui da solo e io l’avevo assunto senza problemi, aveva imparato subito il mestiere, svuotava i bidoni, martellava per ore il materiale, sembrava instancabile”. Poi la chiosa: “Anche se alla Croce Verde dove faccio il volontario mi avevano detto di stare all’erta”.

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