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L’opinione di Francesco Megna

Paura non fa rima con guadagno: mai azzardare mosse difensive durante i picchi di volatilità

Qualcuno immaginava che l'azionario potesse crescere all'infinito? O che l'inflazione fosse un ricordo del passato oramai remoto? O che le guerre potessero essere un brutto ricordo? Evidentemente si sbagliava.

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Negli ultimi giorni i mercati finanziari hanno impartito diverse insegnamenti ai risparmiatori. Anzitutto sono imprevedibili perché non è sufficiente una sola novità, come l’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo con la successiva crisi internazionale a orientarli verso una meta precisa.

Tra l’altro, la tensione in Ucraina si inserisce in un periodo già complicato per i mercati finanziari, stretti tra materie prime alle stelle, inflazione in forte crescita e una politica monetaria che stringe i cordoni della borsa. Un’economia che con affanno sta uscendo dal periodo post Covid.

I mercati sono una specie di memoria globale che inserisce nelle decisioni di investimento tutte le notizie disponibili. Ma la varietà di questa affermazione mista all’emotività umana è così variegata che è necessario comprendere che i mercati non ragionano in termini di causa/effetto: c’è la guerra quindi alleggerisco le mie posizioni finanziarie.

I mercati cioè acquisiscono molteplici dati e informazioni che una sola persona non può distinguere ed ora sono avvolti nel vortice della volatilità come conferma l’incremento dell’indice della paura, il VIX.

Quelle che stiamo vivendo sono settimane particolari, in cui si stanno accentrando non poche vicende nuove, molte delle quali rilevanti. I mercati azionari sono scesi parecchio da inizio anno e questi giorni possono essere comparati ad un vortice capace di condurci verso l’ignoto oppure rappresentare il momento opportuno per capire come sia irrinunciabile pianificare con attenzione i propri investimenti.

È quindi fondamentale attenersi con freddezza ai propri obiettivi di investimento e non farsi scoraggiare dai crolli. In questo senso bisogna sempre contestualizzare con l’ausilio dei dati storici: un attento risparmiatore non deve cioè azzardare mosse difensive durante i picchi di volatilità; sarebbe la paura a modellare il portafoglio, non più la ragione. E la paura non fa rima con guadagno.

Ricordiamoci di febbraio 2020 e non facciamo più gli stessi errori.

Nelle fasi di volatilità e incertezza non è ammesso ‘scappare’. In difesa si agisce il più presto possibile, quando cioè la volatilità è bassa e i costi delle assicurazioni da immettere in un asset diversificato non sono elevati. I cicli di alta volatilità possono invece rappresentare golose opportunità per i risparmiatori più evoluti per approfittare della torpidezza che avvolge il mercato in questi momenti. Infatti, presi dal panico, nelle fasi di una rapida correzione si tende a smobilizzare tutto, sia titoli dai buoni fondamentali quanto quelli valutati coerentemente.

Quanto agli investimenti nuovi e alternativi, cominciano a entrare nella consapevolezza dei risparmiatori, ma lo fanno lentamente, i più, destinati a collegare il risparmio con gli investimenti reali, particolarmente delle piccole e medie imprese. Così, per i risparmiatori più ‘evoluti’, questi momenti possono rappresentare una buona occasione per pianificare sottoscrizioni graduali in quei settori con valide aspettative, i primi a risalire non appena la bufera sarà passata, magari con una preferenza per i mercati emergenti che hanno già stornato l’anno scorso ed ora trattano a sconto, consultando sempre e comunque a un consulente professionale. Meglio quindi preferire soluzioni flessibili.

Il gestore interpreta sempre la soluzione per i suoi clienti. Le obbligazioni sono poco redditizie mentre le azioni sono tornate a livelli interessanti. Occorre quindi adesso più di prima comporre un portafoglio diversificato sia a livello geografico che a livello di prodotti combinando soluzioni cosiddette tradizionali con prodotti deleganti e decorrelati. È poi necessario fare un’analisi ed un bilanciamento della propria esposizione valutaria. In particolare l’inflazione rende il bilanciamento essenziale e occorre aumentare la parte in valuta diversa dall’euro. Beni più volatili poi, come le obbligazioni indicizzati all’inflazione o alle commodity, nell’ambito di un portafoglio correttamente diversificato, possono concorrere alla sua stabilità.

Qualcuno immaginava che l’azionario potesse crescere all’infinito? Evidentemente si sbagliava. O che l’inflazione fosse un ricordo del passato oramai remoto? O che le guerre potessero essere un brutto ricordo? Ma se sappiamo essere coerenti con le nostre scelte di investimenti e i nostri obiettivi e se disponiamo di una buona consulenza finanziaria, questi momenti rappresenteranno delle opportunità incredibili, piuttosto che infelici momenti e infausti ricordi. Nel breve periodo le variazioni posso essere brutali ma nel medio-lungo termine i mercati si allineano sempre all’economia. Ma per poter comunque cogliere le opportunità che arriveranno è sempre bene conservare un pò di liquidità, da impiegare al momento opportuno. È infatti ipotizzabile che vi possano essere ostacoli alla crescita di alcune aree geografiche, ma il contesto di riferimento globale non è messo in discussione.

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