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Pd, Schlein-Conte e le primarie: il dibattito a Montepulciano

Pd, Schlein-Conte e le primarie: il dibattito a Montepulciano

Il PD si divide tra Schlein e Conte mentre discute il futuro delle primarie e il programma da presentare.

Il raduno nazionale intitolato “Pronti per l’alternativa” si è svolto domenica a Montepulciano riunendo i vertici del Partito Democratico e numerosi esponenti locali. Da subito è emerso un clima di urgenza: il correntone guidato da Dario Franceschini, Andrea Orlando e Roberto Speranza ha chiesto di velocizzare la definizione di un programma comune e di fissare le primarie entro l’inizio di febbraio.

Al centro del dibattito vi è la figura della segretaria Elly Schlein, che, pur sostenendo la necessità di un processo democratico, continua a rimandare la scelta del candidato premier, sostenendo che “prima il programma e poi le primarie”. Questa posizione ha alimentato una serie di scambi accesi con Giuseppe Conte, che da Vibo Valentia ha ribadito la propria visione dell’intero iter.

Il raduno di Montepulciano e la chiamata per “l’alternativa”

Durante la serata, Franceschini ha presentato un documento di undici pagine che definisce una serie di dieci punti programmatici, dalla politica estera alla transizione energetica, con l’obiettivo di costituire una base condivisa entro novembre. Orlando e Speranza hanno sottolineato che il tempo è “adesso” e che il PD non può più permettersi di rimandare decisioni strategiche cruciali per le elezioni del 2027.

Le proposte operative di Franceschini, Orlando e Speranza

Il gruppo ha avanzato tre richieste principali: definire entro fine novembre un quadro programmatico preciso, fissare le primarie a inizio febbraio e prevedere un duello unico tra Schlein e Conte, con regole di partecipazione trasparenti e a distanza da “interferenze e turbative”. Il documento pone la segretaria al comando della coalizione, ma lascia spazio a un’eventuale leadership condivisa con il premier candidato del Partito Democratico o di altre forze alleate.

Il confronto tra Schlein e Conte: logiche e incomprensioni

Le dichiarazioni di Schlein al termine del convegno hanno riaffermato che la democrazia richiede un voto in più per il partito che la guadagna, ma non hanno fornito indicazioni operative. Conte, nel frattempo, ha risposto da Vibo Valentia, sottolineando che le primarie devono rimanere un “campo aperto a chiunque rispetti le regole”, senza precludere la partecipazione di altri leader o movimenti civici.

Le dichiarazioni di Conte da Vibo Valentia

Conte ha evidenziato che la scelta del candidato premier non può essere decisa in anticipo da due soli partiti, ribadendo che la forma più democratica di selezione è aperta a più candidati. Ha inoltre invitato le opposizioni a sedersi a tavola, ma ha lasciato incerto il numero di posti disponibili e le modalità di accesso per i movimenti extra-partitici.

Il ruolo dei civici e di Alessandro Onorato

Alessandro Onorato, assessore capitolino, ha sostenuto la linea di Franceschini sul calendario, ma ha espresso riserve sull’organizzare le primarie solo tra due protagonisti. Ha segnalato la possibilità di partecipare attivamente, con il supporto di Enzo Maraio, e ha presentato più di quattrocento proposte da ridurre a dieci priorità condivise. La sua posizione mostra una crescente spinta dei civici a influenzare il dibattito interno.

Strategie programmatiche e prospettive divise nel Pd

Il “correntone” ha inoltre puntato il fuoco sulla politica europea, criticando la presidenza di Ursula von der Leyen come “sempre più inadeguata” e proponendo un intervento più deciso dell’UE sul conflitto ucraino, anche coinvolgendo direttamente attori come Donald Trump e Vladimir Putin. Tali proposte rimangono, però, soggette a negoziazione con Conte, che mantiene la sua linea di priorità su programma e voto.

Il PD si trova davanti a un bivio: accelerare verso un programma comune ed eleggere rapidamente un candidato premier, o aprire un processo più ampio di primarie che rischia di diluire le forze interne. La risposta a questo dilemma definirà la capacità del partito di presentarsi come alternativa credibile nelle prossime elezioni.

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