> > Perché la politica monetaria deve cambiare secondo Fabio Panetta

Perché la politica monetaria deve cambiare secondo Fabio Panetta

Perché la politica monetaria deve cambiare secondo Fabio Panetta

Il governatore della Banca d'Italia invita la Bce a non replicare la strategia di rialzi del 2026, sostiene la necessità di scenari alternativi e chiede che clima, tecnologia e rischi geopolitici entrino nella valutazione delle politiche monetarie

In un intervento alla conferenza organizzata dalla sua banca centrale, il governatore ha messo in guardia contro risposte automatiche agli shock dei prezzi e ha invitato a una revisione delle pratiche decisionali. Ha ricordato come una reazione a catena di aumenti dei tassi, simile a quella adottata nel 2026, sarebbe in questo contesto un errore perché le condizioni macroeconomiche attuali presentano elementi sostanziali di diversità rispetto a quel periodo: la domanda aggregata si mostra più debole e i tassi di interesse reali sono elevati.

Pur difendendo l’ultimo incremento tecnico sui tassi, definito adeguato nelle circostanze, il governatore ha sollecitato la necessità di non vergere verso un percorso prestabilito. Ha sottolineato che la politica monetaria deve rimanere flessibile e basarsi su un monitoraggio continuo di variabili che vanno oltre le stime tradizionali: mercati dell’energia, catene di approvvigionamento, dinamiche salariali e aspettative di inflazione.

Questo approccio richiede non soltanto analisi economiche standard, ma anche l’impiego di scenari alternativi per comprendere meglio i possibili sviluppi.

Perché evitare una replica del 2026: valutazioni economiche e rischi

Il governatore ha spiegato che la situazione non è comparabile a quella che ha portato a dieci rialzi consecutivi nel 2026. In quel ciclo, l’inflazione mostrava segnali diversi e la ripresa della domanda era più sostenuta.

Oggi, invece, coesistono rischi di rialzo dell’inflazione con rischi di rallentamento della crescita, una combinazione che richiede prudenza nelle mosse di politica monetaria. Per questo motivo, ha invitato a non impostare la politica su un sentiero univoco le decisioni devono poter cambiare rapidamente in risposta a nuove informazioni sui prezzi dell’energia o su sviluppi geopolitici che influenzano l’offerta.

Le condizioni dell’offerta e la fragilità delle prospettive

Tra i punti richiamati c’è l’aumento di frequenza e persistenza degli shock sull’offerta dovuti a fattori che vanno dall’instabilità geopolitica ai problemi nelle catene di fornitura. Tali shock sono spesso interconnessi con le trasformazioni tecnologiche e con la transizione energetica, e

Verso una rifondazione della politica monetaria: elementi e implicazioni

Il discorso ha posto l’accento su quella che il governatore ha definito una grande riconfigurazione dell’ambiente economico. In questo quadro, fattori come la frammentazione geopolitica l’adozione diffusa di intelligenza artificiale, l’espansione della finanza digitale, l’invecchiamento demografico e il cambiamento climatico non sono più elementi marginali ma componenti strutturali che influenzano l’efficacia della politica monetaria. Integrare questi aspetti richiede investimenti nelle strutture e nelle competenze delle istituzioni: dalle banche centrali alle autorità di vigilanza, fino agli enti che tutelano il risparmio.

Questa trasformazione ha ricadute pratiche: servono nuovi strumenti analitici, dati più dettagliati e team con competenze interdisciplinari, in grado di collegare evoluzioni tecnologiche e scenari energetici con indicatori macro. La proposta non mette in discussione il mandato tradizionale del banchiere centrale, che resta la stabilità dei prezzi e il sostegno alle economie una volta conseguita la stabilità, ma chiede che il processo decisionale si allarghi per cogliere rischi e opportunità emergenti.

Impatto sulle istituzioni finanziarie e sulla supervisione

Secondo il governatore, la trasformazione richiederà rilevanti adattamenti organizzativi: dalle procedure di vigilanza all’allocazione delle risorse, fino alla formazione del personale. Le banche commerciali, pur mantenendo il loro ruolo, dovranno confrontarsi con nuovi requisiti informativi e operativi per gestire esposizioni legate all’energia, alla tecnologia e ai cambiamenti geopolitici. Tale processo, definito come una riforma intellettuale e operativa sarà silenzioso nei suoi effetti ma potenzialmente profondo nel tempo.

La proposta lanciata alla conferenza sfida la società civile, il mondo accademico e la politica a confrontarsi con la necessità di aggiornare strumenti e modelli di analisi, affinché la politica monetaria resti efficace in un contesto di incertezza persistente e di trasformazioni strutturali.

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