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Perché l'Italia propone un partenariato Mediterraneo-Golfo per la sicurezza dello Stretto di Hormuz

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Meloni invita a una cooperazione strutturata tra Mediterraneo e Golfo per riaprire lo Stretto di Hormuz senza pedaggi, rafforzare la sicurezza marittima e prevenire crisi migratorie

Al Europe Gulf Forum di Navarino, Giorgia Meloni ha posto al centro del dibattito la questione della sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz, collegandola a un più ampio progetto di collaborazione tra le sponde del Mediterraneo e i Paesi del Golfo. L’intervento della premier, pronunciato durante un summit a porte chiuse in un resort del Peloponneso, ha richiamato l’attenzione di leader politici, rappresentanti delle istituzioni finanziarie e capi di governo regionali su come ricucire i flussi commerciali e arginare le ricadute economiche della tensione in Medio Oriente.

Nel discorso Meloni ha descritto la crisi come un caso emblematico di policrisi, termine usato per indicare la sovrapposizione di emergenze economiche, politiche e di sicurezza che si ripercuotono a scala globale. Alla platea, composta tra gli altri dal vicepremier britannico David Lammy, dal presidente finlandese Alexander Stubb, dalla presidente della BCE Christine Lagarde e dalla direttrice esecutiva del FMI Kristalina Georgieva, la premier ha proposto la creazione di un partenariato strutturato tra Mediterraneo e Golfo come risposta pragmatica e coordinata.

L’appello per la riapertura e le condizioni richieste

Al centro della proposta c’è l’obiettivo di riaprire lo Stretto di Hormuz “senza pedaggi o restrizioni discriminatorie”, una condizione indicata come fondamentale per ristabilire la libertà di navigazione e quindi la stabilità economica delle rotte internazionali. Meloni ha affermato che una soluzione sostenibile deve poggiare su pilastri chiari: la garanzia che l’Iran non acquisisca capacità nucleari militari e la tutela contro misure che limitino arbitrariamente il passaggio delle navi.

In questo contesto la premier ha ricordato che l’Italia è pronta a contribuire alla sicurezza della navigazione “non appena ve ne saranno le condizioni” e ha citato come riferimento le missioni precedenti nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano.

Chi partecipa al tavolo e i negoziati in corso

Il forum ha visto la presenza di figure politiche e istituzionali di rilievo, inclusi rappresentanti del Golfo e personalità come Tony Blair, oltre ai co-presidenti dell’iniziativa, Theodore Kyriakou e Fred Kempe. Sul fronte diplomatico, si guarda con attenzione all’evoluzione dei colloqui che coinvolgono Stati Uniti, Pakistan, Israele e attori iraniani, compresi i pasdaran; mentre Tehran annuncia contatti con Paesi europei sul transito navale, Roma viene descritta come non direttamente coinvolta in quei negoziati. Questo quadro ha orientato la proposta italiana verso un ruolo di supporto operativo e di coordinamento politico regionale.

Impegni pratici e riferimento alle missioni navali

Nel suo intervento Meloni ha chiarito che l’Italia farà la sua parte nel solco delle operazioni già condotte, citando esplicitamente le missioni Aspides e Atalanta come esperienze utili per la tutela dei punti di passaggio marittimi. L’idea è di costruire un quadro di cooperazione che consenta interventi mirati alla protezione dei traffici commerciali, con modalità compatibili con il diritto internazionale e con le responsabilità delle istituzioni europee. Il messaggio era anche rivolto ai partner europei, per sollecitare maggiore flessibilità nelle regole di bilancio che possano sostenere spese di difesa mirate alla sicurezza energetica e marittima.

Bilaterali e relazioni con il Golfo

Alla margine del Forum Meloni ha tenuto bilaterali, tra cui l’incontro con il primo ministro del Kuwait, Sheikh Ahmad Al-Abdullah Al-Sabah, a cui ha espresso solidarietà per gli attacchi attribuiti all’Iran e ha annunciato l’intenzione di recarsi in visita nel Paese nei prossimi mesi. Altri contatti includono la collaborazione con Malta, Grecia e Cipro su iniziative congiunte per prevenire una crisi migratoria su larga scala, e la previsione di un incontro tra i ministri dell’Interno di quattro Paesi a Roma il 17 giugno per armonizzare risposte e misure pratiche.

Migrazione, hub di rimpatrio e dichiarazioni congiunte

La discussione al Forum ha toccato anche i temi migratori: i leader hanno firmato una dichiarazione congiunta che individua priorità comuni e sostiene la Dichiarazione di Chisinau sul tema della migrazione. Meloni ha sottolineato la legittimità di soluzioni innovative quali gli hub di rimpatrio in Paesi terzi, citando l’esperienza italiana in Albania come modello pratico. L’obiettivo dichiarato è prevenire che l’escalation mediorientale si trasformi in un nuovo ondata migratoria simile a quella del 2015, riducendo così pressioni umanitarie e sociali sulle coste europee.

Verso un dialogo strategico

In sintesi, la proposta italiana mira a trasformare l’urgenza in opportunità per costruire un dialogo stabile e strategico tra il Mediterraneo e il Golfo, basato su fiducia reciproca e rispetto delle identità e delle tradizioni nazionali. L’insieme di iniziative politiche, diplomatiche e operative illustrate al Forum disegna un percorso che, se sostenuto dalla cooperazione multilaterale, potrebbe contribuire non solo alla riapertura dello Stretto di Hormuz ma anche a una più ampia stabilità regionale.