A Nord di Roma è stata definita la zona infetta, nella quale non si possono ad esempio fare picnic, abbandonare rifiuti o cacciare i cinghiali. Il tutto dopo che sono stati ritrovati morti proprio quattro cinghiali per peste suina africane, ovvero la malattia virale che colpisce suini e appunto cinghiali.
Peste suina africana a Roma: la situazione
Circa una settimana fa è stata istituita dalla Regione Lazio la zona infetta a Nord di Roma, dopo il ritrovamento, alla fine di agosto, di quattro carcasse di cinghiali risultate positive alla peste suina africana, ovvero quella malattia virale che colpisce suini e cinghiali. Stop quindi a picnic nel verde, no all’abbandono di rifiuti alimentari nelle aree pubbliche, stop alla caccia al cinghiale e divieto assoluto di alimentare gli ungulati.
La zona infetta comprende parte dei Municipi III e XV e venti comuni, da Monterotondo a Campagnano, passando per Rignano Flaminio, Fiano Romano, Capena e altri centri dell’area attorno a Riano.
Roma, scatta l’allarme per la peste suina africana: l’appello dei sindaci
Accelerare sul piano di contenimento dei cinghiali, è questo l’appello che 20 comuni del Lazio e 2 municipi di Roma Capitale, hanno inviato alla Regione e al commissario straordinario per la Peste suina africana.
“Abbiamo accettato restrizioni e sacrifici, ma da soli non possiamo affrontare un’emergenza di queste dimensioni” hanno ricordato i 22 territori finiti nella “zona infetta”, sottolineando che appunto il numero di cinghiali deve essere ridotto. La richiesta congiunta è quindi quella di un piano straordinario di contenimento e depopolamento e la convocazione urgente di un tavolo istituzionale che stabilisca interventi, risorse, soggetti attuatori e tempi certi. “Abbiamo rispettato le restrizioni, rinunciato a manifestazioni e limitato la fruizione dei nostri territori. Cittadini, imprese e attività economiche stanno facendo la loro parte. Ma i Comuni, da soli, non possono fronteggiare un problema di queste dimensioni. Adesso serve un intervento straordinari.”
