Il 21 maggio 2026 il parlamento europeo ha approvato una risoluzione che mette al centro il tema della cura come diritto e come elemento decisivo per l’uguaglianza di genere. La discussione parte dall’evidenza che il peso delle attività di assistenza ricade in modo sproporzionato sulle donne e propone un insieme di misure rivolte sia ai caregiver formali — professionisti retribuiti — sia a quelli informali — familiari e volontari non retribuiti.
Numeri precisi e richieste concrete intendono trasformare un problema spesso invisibile in un dossier politico prioritario.
Perché intervenire: il quadro statistico e sociale
Secondo i dati citati dal Parlamento, in tutta l’UE esistono circa 6,2 milioni di caregiver formali e circa 53 milioni di caregiver informali. Queste persone assicurano quotidianamente assistenza, presenza e supporto emotivo.
I numeri rivelano anche un forte squilibrio di genere: il rapporto del European Institute for Gender Equality mostra che il 56% delle donne con figli sotto i 12 anni dedica almeno cinque ore al giorno alla cura, rispetto al 25% degli uomini. Questo divario ha conseguenze sul tempo di lavoro, sulle prospettive pensionistiche e sulla salute psicologica di chi assiste.
Impatto sulla vita lavorativa ed economica
La combinazione di orari non flessibili, salari bassi e mancanza di riconoscimento formale produce un effetto a catena: riduzione delle opportunità lavorative, debolezza contributiva per le pensioni e aumento del rischio di esclusione sociale. Per molte famiglie la scelta tra lavoro retribuito e cura diventa una rinuncia economica e personale. Per questo la risoluzione insiste sulla necessità di misure che permettano di conciliare lavoro e cura senza trasferire il costo esclusivamente sulle donne.
Le proposte chiave approvate dal Parlamento
La risoluzione, approvata con 263 voti a favore, 83 contrari e 154 astensioni, include una serie di raccomandazioni rivolte agli Stati membri e alle istituzioni europee. Tra le proposte principali spicca la richiesta di istituire uno statuto europeo del caregiver che riconosca formalmente il ruolo degli assistenti familiari e professionali, assicuri tutele previdenziali e preveda standard minimi di qualità dei servizi. Si insiste inoltre su un finanziamento sostenibile e su politiche mirate per favorire servizi domiciliari e vicinanza territoriale alle persone assistite.
Priorità: qualità, prospettive occupazionali e supporto psicologico
Per i caregiver professionali il Parlamento chiede migliori condizioni contrattuali, salari equi e accesso a supporto psicologico e formazione continua. Per i caregiver informali vengono sollecitate flessibilità lavorativa, congedi dedicati e misure per riconoscere i periodi di cura ai fini pensionistici. L’idea di fondo è costruire una società della cura che punti a servizi domiciliari, solidarietà intergenerazionale e autonomia delle persone assistite.
Verso un approccio sostenibile e centrato sulla persona
La risoluzione promuove un modello che guarda alla persona nella sua interezza, con servizi disegnati sui bisogni reali e non su schemi amministrativi. Dato il rapido invecchiamento della popolazione europea, le raccomandazioni sottolineano la necessità di risorse strutturali per evitare che il sistema collassi o che il carico ricada soltanto sui nuclei familiari. Tra le misure proposte ci sono anche incentivi per l’innovazione nei servizi domiciliari e investimenti nella formazione di figure professionali qualificate.
Ruolo delle istituzioni e passi successivi
Pur non essendo vincolante, la risoluzione invia un chiaro segnale politico: il Parlamento chiede che la Commissione e gli Stati membri traducano le raccomandazioni in atti concreti. L’obiettivo è passare da una riconoscenza simbolica a diritti effettivi, come il riconoscimento contributivo per i periodi di cura, standard europei minimi e un piano di finanziamento dedicato. Rapporteur e membri del Parlamento sottolineano che la cura deve essere considerata sia un pilastro sociale sia un asset economico, meritevole di investimenti e protezioni.
In sintesi, la risoluzione del 21 maggio 2026 rappresenta un passaggio importante verso il riconoscimento del lavoro di cura in tutte le sue forme: dalla richiesta di uno statuto europeo per caregiver alla necessità di risorse durature, passando per la promozione di una cultura della condivisione delle responsabilità. La sfida ora è trasformare raccomandazioni e numeri in politiche operative che riducano il divario di genere e migliorino la qualità della vita di chi assiste e di chi è assistito.