Sui social network la cronaca non resta mai solo cronaca: diventa tendenza, meme, pretesto commerciale. Sempre più spesso eventi drammatici e scandali giudiziari vengono trasformati in contenuti promozionali nel tentativo di intercettare l’algoritmo e aumentare la visibilità. È in questo contesto che si inserisce il caso della pizza dedicata a Jeffrey Epstein, esempio emblematico di come il marketing digitale possa spingersi fino a confondere provocazione e cattivo gusto.
Provocazione social o scivolone di cattivo gusto? Il caso della pizza “dedicata” a Epstein
Come riportato da Fanpage, una pizzeria della provincia di Caltanissetta ha acceso il dibattito online pubblicando su TikTok un video in cui presenta una pizza ispirata a Jeffrey Epstein, figura centrale di uno dei più gravi scandali giudiziari degli ultimi anni. Nel filmato compare il pizzaiolo affiancato da una “spalla” che utilizza un filtro per riprodurre il volto del finanziere, mentre la preparazione viene accompagnata da battute allusive e riferimenti espliciti al caso. Tra le frasi pronunciate nel video compaiono: “Aldo mi raccomando le cose belle fresche, perché a me le cose mi piacciono giovani”, oppure “Mettiamo la porchetta di Ariccia perché a Epstein piace la carne”, fino alla chiusura con “È risaputo, a Jeffrey piace la patata”.
L’operazione ha sollevato numerose critiche perché intreccia ironia commerciale e un caso legato a violenze, abuso di potere e pedofilia. Il nome di Epstein è tornato a circolare in rete anche per via degli “Epstein Files”, termine usato online per indicare documenti e ricostruzioni che coinvolgerebbero una vasta rete di relazioni influenti. In questo contesto, trasformare una vicenda così delicata in contenuto promozionale ha spinto molti utenti a interrogarsi sui limiti etici della comunicazione digitale.
“Una pizza dedicata a Epstein”, quando il marketing social tocca il fondo
La dinamica non è nuova: grandi fatti di cronaca diventano rapidamente materia prima per meme, sketch e video ironici. “Prima la tragedia, poi la farsa”, una formula che sul web sembra ripetersi con regolarità. È accaduto anche con il trend sulla Terza Guerra Mondiale, esploso dopo tensioni geopolitiche internazionali e trasformato in pochi giorni in contenuti comici o tutorial di make-up.
L’algoritmo premia ciò che genera reazioni, commenti e condivisioni, e così la linea tra informazione, intrattenimento e sfruttamento diventa sempre più sottile. Il caso della pizza dedicata a Epstein si inserisce proprio in questa zona grigia: una dimostrazione di come l’attenzione online possa spingere attività locali a cercare visibilità anche attraverso provocazioni estreme, alimentando un dibattito più ampio su responsabilità, sensibilità e limiti del marketing nell’ecosistema digitale.